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TRENTO - Vittorio Fravezzi torna libero. L'ex senatore ed ex sindaco di Dro, coinvolto nell'inchiesta Romeo sull'intreccio tra politica e affari, non è più ai domiciliari: il tribunale del riesame ha accolto in maniera parziale la sua richiesta, disponendo la sostituzione della misura con l'obbligo di presentarsi ai carabinieri per tre volte alla settimana.
Fravezzi (nella foto), inoltre, potrà esercitare la sua attività professionale e imprenditoriale con un solo limite: il collegio, presieduto dalla giudice Laura Di Bernardi, ha vietato contatti in ambito professionale che implichino rapporti con le pubbliche amministrazioni, ma solo relativamente ai Comuni di Dro, Arco e Riva.
Fravezzi, assistito dagli avvocati Alessandro Meregalli e Nicola Degaudenz, era ai domiciliari dallo scorso aprile, quando violò la misura interdittiva che imponeva il divieto di avere contatti con enti pubblici, compresa l'Apsp Residenza Molino di Dro di cui lui è stato presidente. Tuttavia - come accertato dai carabinieri - anziché mettere uno stop a qualsiasi tipo di attività amministrativa e decisionale, l'ex senatore sarebbe andato avanti con il suo impegno all'interno della casa di riposo.
Ora, presentate le dimissioni dal consiglio di amministrazione, dunque senza alcun incarico (neppure "congelato") in ambito pubblico, si è visto accogliere l'appello grazie anche al parere positivo del pubblico ministero alla richiesta.
Fino a ieri pomeriggio, quando è arrivata l'ordinanza del tribunale del riesame, Fravezzi era rimasto l'unico degli indagati dell'inchiesta Romeo a non essere libero, eccetto René Benko, arrestato su ordine della procura anticorruzione di Vienna e tuttora in cella.
Sempre ieri si è discusso l'appello del commercialista altoatesino Heinz Peter Hager, che è libero dallo scorso aprile, in merito alla misura interdittiva del divieto di avere rapporti con la pubblica amministrazione nell'ambito lavorativo.
L'avvocato Carlo Bertacchi ha ricordato che Hager, considerato dagli inquirenti il braccio destro di René Benko in Alto Adige, non ha più alcuna carica all'interno delle società del magnate austriaco.
Il tribunale del riesame ha accolto parzialmente la richiesta del commercialista: completa libertà di lavorare, senza limiti di spostamento, ma restano esclusi i rapporti professionali con la Provincia di Bolzano; nessun divieto, invece, per interfacciarsi con altre amministrazioni pubbliche.
Benko, come accennato, rimane a disposizione delle autorità austriache. Il fondatore del gruppo immobiliare Signa, arrestato per una mega crac da 13 miliardi di euro, si trova in carcere a Vienna. La sua attività imprenditoriale è finita sotto la lente anche delle procure di Berlino e Monaco per l'insolvenza del famoso e storico centro commerciale KaDeWe.
La procura di Trento lo accusa di essere stato la "mente" di un sodalizio in grado di controllare - con pressioni di vario tipo - concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici. Settantasette sono le persone coinvolte nella maxi inchiesta Romeo.


