TRENTO. Chiedevano di essere pagati per il lavoro che era stato loro commissionato in subappalto, per un importo pari a 2mila euro ciascuno, ma sono andati oltre. Ed ora si trovano davanti al giudice per stalking ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza e minacce. Due artigiani, il titolare e un dipendente di una ditta operante nel settore dell'edilizia, sono accusati da un imprenditore trentino di aver perseguitato lui, la moglie ed i figli minori.

La somma, come risulta agli atti, non sarebbe stata corrisposta ai due a causa di contestazioni relative alla regolarità delle fatture. Da gennaio a marzo 2025, per l'accusa, ci sarebbe stata una escalation di minacce, anche di morte e proferite impugnando un martello edile, con pedinamenti ed appostamenti per controllare i movimenti e le abitudini dell'imprenditore, telefonate con toni intimidatori a qualsiasi ora del giorno e della notte, e pure un tentativo di investimento della moglie e dei figli.

«Se non ci dai i soldi ti rubiamo il furgone e l'auto», «Diamo fuoco ai tuoi mezzi»: questo avrebbero detto i due imputati, un 35enne ed un 36enne, entrambi nati in Marocco e raggiunti dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento alle parti offese con braccialetto elettronico.

Uno dei due soggetti, il dipendente 35enne, difeso dall'avvocato Giuliano Valer, non solo respinge le accuse, ma ha anche prodotto documentazione per dimostrare che nel periodo in cui sarebbero avvenute le condotte persecutorie si trovava in Marocco.

Lo ha fatto davanti al tribunale del riesame, a cui aveva presentato ricorso contro il divieto di avvicinamento, producendo i biglietti aerei e il passaporto. Ci sarebbe stato un equivoco nelle indagini, come ha evidenziato l'avvocato Valer. Ma è arrivato il decreto di giudizio immediato, chiesto dalla procura a fronte della «evidenza della prova» emersa nel corso dell'interrogatorio di garanzia.

L'udienza preliminare davanti al gip Marco Tamburrino è stata rinviata per la traduzione in arabo degli atti. Insomma, nonostante gli elementi raccolti dalla difesa, l'uomo dovrà affrontare il processo e difendersi da contestazioni che comprendono anche l'aggravante delle minacce commesse in presenza di minori e con l'uso di armi improprie.

«Attraverso indagini difensive siamo riusciti a ricostruire documentalmente gli spostamenti del mio assistito, accertando che aveva lasciato l'Italia il 6 gennaio 2025 per rientrare soltanto il 2 maggio successivo - spiega l'avvocato Valer - Abbiamo acquisito il biglietto aereo di andata e ritorno, oltre al passaporto con i timbri di ingresso e uscita dal territorio nazionale. Parliamo di documentazione ufficiale che collocherebbe il mio assistito all'estero proprio nel periodo in cui sarebbero stati commessi i fatti contestati». Un alibi, questo, che la difesa definisce «fortissimo», grazie alle verifiche sui movimenti internazionali dell'imputato.

«Qualora vi fossero ancora dubbi - conclude l'avvocato Valer - chiederemo ulteriori verifiche presso la polizia di frontiera affinché venga definitivamente accertata l'assoluta estraneità del mio assistito rispetto ai fatti contestati».