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TRENTO. «Siamo stati noi a far partire la segnalazione in procura: era un atto doveroso». Dietro al breve commento del presidente di Coesi (Comunità educativa delle scuole dell'infanzia equiparate del Trentino), Diego Bonazza, c'è un grande rammarico. La notizia dell'ammanco di circa mezzo milione di euro dalle casse dell'ente - finanziato anche dalla Provincia e che associa alcune delle realtà di servizio della fascia 3-6 anni sul territorio - è arrivata al Palazzo di Giustizia di largo Pigarelli a fine dello scorso anno.
La querela presentata ha dato subito il via alle indagini - coordinate dalla procura e affidate alla Guardia di finanza - per riuscire a ricostruire come quelle somme (stimate fra i 400 e i 500mila euro circa) non risultino nella contabilità dell'associazione, la quale non trovava tracce di quelle uscite.
«Abbiamo cominciato a riorganizzare la nostra realtà circa due anni fa, inserendo del nuovo personale - aggiunge il presidente - nel corso del 2025 è stata quindi riorganizzata la parte amministrativa e a settembre dello scorso anno, abbiamo cominciato a notare delle discrepanze nei conti che erano da chiarire».
Discrepanze talmente ingenti che potrebbero addirittura essere state accumulate nel tempo, forse anche per anni. Spetterà alla Fiamme gialle determinare con precisione - attraverso accurati accertamenti e verifiche mirate - sia l'ammontare delle cifre mancanti che il periodo in cui sono stati registrati dei "buchi". Uscite di fatto, non registrate. Non si esclude che tra i metodi utilizzati per prelevare quelle somme possano essere stati "ritoccati" i contributi dei dipendenti, una ventina in totale. Ma per ora, queste, rimangono soltanto mere ipotesi.
Al momento, infatti - essendo l'inchiesta alle prime battute - nulla trapela dagli inquirenti. Nemmeno quante persone - se una o più - possano essere state coinvolte. E cioè, i soggetti che potrebbero aver creato il danno alla Coesi, parte offesa nel procedimento.Nel frattempo la Guardia di finanza ha acquisito la documentazione necessaria per completare il quadro.
«Abbiamo massima fiducia nella giustizia e aspettiamo le risultanze - così Bonazza - la nostra è stata un'azione necessaria». Ancora però non è stato facile risalire con esattezza al quantum della perdita. «Noi siamo qui per offrire un servizio, era nostro dovere agire e segnalare. Lavoriamo per dare una mano alle scuole».
Sotto la lente, non solo i soggetti "interni" e i soggetti preposti al controllo. L'attenzione potrebbe spostarsi anche sulla Provincia, da cui Coesi riceve finanziamenti «su delega annuale delle scuole».
La vicenda ha colpito i vertici di Coesi anche sul piano umano dato che l'associazione sta «faticando a riprendersi» dallo scossone. Anche economicamente, si riesce «ad andare avanti», gestendo «la situazione con oculatezza», ricorrendo ai fondi di garanzia. Ai quali nessuno, forse, avrebbe mai pensato di attingere per un motivo simile.
Sulla questione, la Provincia preferisce ancora non sbilanciarsi. L'unica a prendere parola è stata l'assessora all'istruzione, Francesca Gerosa: «Ho appreso della notizia dai giornali. Al momento non ho elementi per fare una valutazione, ma la prossima settimana avrò un confronto con gli uffici».


