La Sloi, secondo quel che hanno denunciato ieri sindacati, consiglio di fabbrica e dipendenti, evidentemente non si smentisce. Dopo le severe condanne inflitte dal tribunale di Trento a Randaccio, fondatore e proprietario della fabbrica di Campotrentino, e ai dirigenti per il dispregio di ogni norma di sicurezza e di tutela della salute degli operai; in attesa di un nuovo processo che dovrebbe aver luogo verso la metà del mese prossimo, parti lese sempre gli operai (anche se da mesi sono in atto trattative per tacitare le parti ed evitare così ancora più gravi conseguenze penali); ha deciso ora, di punto in bianco, di mettere in cassa integrazione la quasi totalità dei dipendenti.

La risposta delle organizzazioni sindacali, del consiglio di fabbrica e dei dipendenti è stata ovviamente immediata, e da ieri mattina lo stabilimento è sotto controllo delle maestranze; lo rimarrà fino a questo pomeriggio alle 17 quando, dopo numerose telefonate intercorse ieri fra Trento e Bologna con la direzione, pare si sia riusciti ad ottenere un incontro tra le parti.


Tutto è cominciato giovedì scorso, e cioè proprio alla vigilia dei tre giorni nei quali lo stabilimento rimane inattivo quasi al completo, quando è pervenuta una laconica comunicazione con la quale si informava che per ieri il lavoro poteva riprendere soltanto per 48 operai. Per tutti gli altri, e in totale i dipendenti della Sloi sono oltre 200, la stessa direzione avrebbe provveduto alla messa in cassa integrazione.


È qui appena il caso di ricordare che la legge con l'accordo interconfederale, per siffatti provvedimenti, impone ben precise norme da rispettare, la comunicazione anticipata alle organizzazioni sindacali, il tutto per consentire anche, quantomeno, un confronto tra le parti e un approfondito esame dei motivi per cui si ritiene di dover ricorrere alla cassa integrazione. Di tutto questo la Sloi evidentemente non deve aver tenuto alcun conto, se è vero, come è vero, che dopo aver promesso di mettere gli operai, a rotazione, in cassa integrazione per una settimana, ha fatto sapere che la cassa integrazione sarebbe stata prorogata per sei mesi.


Di qui la reazione del consiglio di fabbrica e dell'assemblea e l'immediato intervento ieri mattina dei sindacalisti Micocci e Gatti della federazione unitaria lavoratori chimici. È stato subito attuato una sorta di sciopero alla rovescia, e la fabbrica è stata "picchettata" dagli operai. Dopo lunghe e concitate telefonate da Trento alla direzione a Bologna sindacalisti e consiglio di fabbrica sono riusciti a concordare un incontro che avrà luogo questo pomeriggio alle 17 presso lo stabilimento.


Da parte sindacale, oltre naturalmente a discutere le decisioni unilaterali prese dall'azienda di mettere in cassa integrazione la maggior parte degli operai, si vuole verificare la reale situazione in cui si trova la fabbrica.