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TRENTO - Oltre 11 mila trentini in lista d'attesa per un'operazione o una visita, e oltre la metà hanno già superato i tempi della priorità assegnata. Ancora, la necessità dell'impiego massiccio dei medici gettonisti - oltre 11 milioni di euro la spesa nel 2024 -, fondamentali per tenere in piedi alcuni servizi essenziali come il pronto soccorso o più politici come i punti nascita periferici.
Alla luce di questi dati i sindacati dei medici intervengono dopo la riunione "plenaria" dell'Azienda sanitaria.
Luca Filetici (Aaroi Emac), anestesista e rianimatore, Fulvio Campolongo (Anpo), ex primario di Chirurgia maxillo-facciale e odontostomatologia al S. Chiara, e Sonia Brugnara (Cimo Fesmed), specialista in Oncologia Medica al S. Chiara, si soffermano in particolare sulla questione del cosiddetto «Medico con la valigia».
Che non è solamente una mera questione sindacale, legata a compensi o contratto, ma si lega anche a temi come l'attrattività, gli organici e i servizi. Prima i medici spiegano di cosa si tratta: «Il "medico con la valigia" sarebbe quel dirigente medico che, assunto in una sede, presumibilmente - ma non solo - Trento o Rovereto, potrebbe essere spostato nei vari ospedali del Trentino, a seconda delle esigenze, con lo scopo di dare gambe a quel modello di "ospedale diffuso", tanto caro alla politica e oggi tenuto in piedi con i cosiddetti "gettonisti"».
Su questo alla plenaria Apss il direttore generale Antonio Ferro, pur non essendo l'argomento all'ordine del giorno, aveva voluto sottolineare che «Da lì non ci si muove: la mobilità va accettata, è una sorta di linea Maginot». E la replica è durissima: «Richiamare la linea Maginot ci ha creato non poche difficoltà per trovare un nesso logico rispetto all'argomento trattato. Infatti, secondo l'Enciclopedia Treccani, "la linea Maginot è stata il più grande fallimento militare e strategico della Francia. Tanto che ora, in modo proverbiale, è diventata simbolo e metafora per indicare qualcosa che si pensa possa essere efficace e che, invece, fallisce del tutto».
E l'Accademia della Crusca dice che «la Linea Maginot è usata per indicare una difesa costruita con grande impiego di energie, ma completamente inefficace». Quindi, «nel cercare di interpretare il pensiero del dg, individuiamo due possibilità.
La prima: il gusto di una citazione dotta anche se completamente fuori contesto. Difficile pensare alla necessità di un complesso sistema difensivo in mancanza di un nemico. La seconda possibilità è la consapevolezza, da parte di Ferro, di quello che stava dicendo e del significato storico: un fallimento strategico. Più banalmente forse si tratta di una certa confusione storica».
Dopo l'affondo, la riflessione: «Sono diverse le ragioni per le quali non concordiamo nell'assecondare un modello di ospedale diffuso basato sul medico con la valigia.
Crediamo non sfugga a nessuno la difficoltà incontrata in questi anni nell'assumere nuovi medici: i pochi assunti sono principalmente medici specializzandi e, quindi, in formazione. In siffatto contesto di carenza, distrarre professionisti dagli ospedali centrali per andare a tenere in piedi situazioni a bassa casistica risulta difficile e anche pericoloso. Si andrebbe a determinare una situazione in cui per garantire le periferie si svuotano gli ospedali centrali, quelli che oggi garantiscono o dovrebbero garantire la gestione delle complessità».
«L'errata programmazione del fabbisogno di specialisti a livello nazionale ha determinato il calo degli specialisti in tutti gli ambiti, ma oggi assistiamo ad un fenomeno ancora più preoccupante: la scarsa attrattività di quelle specialità che richiedono un maggior impegno fisico e mentale. Andare ad esasperare pertanto un impegno già gravoso per questi colleghi, costringendoli a non sapere nemmeno dove andranno a lavorare ogni mese, ci pare che non sia dimostrazione di una volontà di tutelare la sanità trentina. E qui entra in gioco la possibilità e la volontà delle diverse regioni di essere attrattive.
«Come? Attraverso strumenti previsti dai contratti di lavoro. In Trentino è fermo al 2005 e in Apran stiamo discutendo, nel 2025, del triennio contrattuale 2019/2021. Quale attrattività potrebbe esprimere il contratto trentino se dovessimo introdurre la figura del "medico con la valigia", figura non prevista dal contratto nazionale? Tutto questo pare effettivamente come una linea Maginot per la politica sanitaria trentina: un vero fallimento annunciato. Utile che la politica ne prenda atto».


