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TRENTO. Gli incidenti mortali sul lavoro in Trentino sono passati da 15 a 7 nel 2025, con una riduzione di circa il 50%. In calo del 41% anche le denunce di infortunio. Numeri incoraggianti, ma che non cancellano il dramma delle vittime. È il messaggio emerso oggi, 11 ottobre, durante la 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, celebrata con la deposizione di una corona d'alloro al Monumento ai Caduti sul Lavoro in largo Pigarelli.
«L'impegno della Provincia è massimo per arrivare a ridurre a zero queste statistiche», ha dichiarato il vicepresidente Achille Spinelli, sottolineando l'importanza della prevenzione e le opportunità offerte dall'intelligenza artificiale per migliorare la sicurezza. Spinelli ha ricordato che la normativa provinciale esclude dagli aiuti economici le imprese che non rispettano determinati requisiti di sicurezza o hanno precedenti condanne per irregolarità. Ha inoltre ribadito la necessità di contrastare il lavoro nero.
Il presidente di Anmil Trento, Roberto Bressanini, ha chiesto l'istituzione di una Procura nazionale del lavoro e l'introduzione di uno specifico reato di omicidio sul lavoro. «Il lavoro deve essere ciò che consente alle persone di costruire il loro futuro, non ciò che glielo porta via», ha affermato. Sull'importanza della prevenzione si sono soffermate anche Silvia Eccher, dirigente dell'Uopsal, e Monica Baggia, assessora comunale, che ha richiamato il ruolo fondamentale della formazione.
A illustrare i dati è stato il direttore provinciale dell'Inail Efisio Alfio Pisanu, evidenziando come il Trentino registri un andamento in controtendenza rispetto al quadro nazionale. I settori maggiormente esposti agli incidenti restano agricoltura e costruzioni.




