TRENTO. Il Consiglio provinciale si spacca sul tema delle residenze fittizie per le persone senza dimora e approva solo una parte della mozione presentata dalla consigliera Lucia Coppola. Viene riconosciuto il problema e la necessità di intervenire, ma non passano le misure più operative proposte per uniformare e rafforzare il sistema su tutto il territorio.

La proposta puntava a estendere a tutti i Comuni trentini procedure condivise per garantire un indirizzo anagrafico anche a chi non ha una casa, così da consentire l’accesso ai servizi, dal sanitario al sociale. Prevedeva inoltre linee guida, supporto agli enti locali, monitoraggio e un rafforzamento delle risorse contro la marginalità.

L’assessore Mario Tonina ha spiegato che parte di questo lavoro è già stato avviato con una delibera del 2024 che introduce procedure standardizzate, aggiungendo che è in corso un confronto con la Questura sul tema. Da qui la scelta della Giunta di accogliere solo gli aspetti ritenuti già coerenti con il quadro esistente.

Nel dibattito emerge un consenso diffuso sul valore sociale della misura. Paolo Zanella (Pd del Trentino) ha ricordato come la residenza sia essenziale per accedere a diritti fondamentali, mentre Chiara Maule (Campobase) ha sottolineato le difficoltà concrete dei servizi sociali senza uno strumento che permetta di prendere in carico queste persone anche sul piano lavorativo.

Restano però forti le perplessità di una parte dell’aula. Walter Kaswalder (Patt) e Daniele Biada (FdI) hanno evidenziato il rischio di nuovi oneri per i Comuni, soprattutto quelli più piccoli, chiamati a sostenere costi sociali e assistenziali. Un nodo considerato centrale nella scelta di non approvare le parti più incisive della mozione.

In replica, Lucia Coppola ha chiarito che la residenza fittizia è un atto amministrativo che attribuisce un indirizzo, senza incidere direttamente sui costi dell’abitare. Ha comunque accettato il via libera parziale, definendolo un primo passo. Il voto finale conferma una linea politica divisa tra esigenze di inclusione e timori per la sostenibilità gestionale.