C'è chi eredita un'azienda di famiglia, chi un mestiere, chi una passione. In casa Tell, a Romeno, hanno ereditato tutte e tre le cose insieme: il coraggio, il senso del dovere e l'elmetto dei pompieri. Gianluca Tell, 36 anni, comandante dei Vigili del Fuoco Volontari di Romeno, è la terza generazione di una famiglia che ha fatto della tutela della comunità una vocazione tramandata di padre in figlio, di nonno in nipote. Il nonno materno Elio Graiff è stato comandante per vent'anni. Il nonno paterno era vigile del fuoco. Suo padre ha servito per circa vent'anni nel corpo. Suo fratello è caposquadra. E sua moglie, pompiera trasferitasi dal corpo di Terzolas, condivide con lui non solo la vita ma anche la divisa. Una famiglia, un corpo solo — con una bimba di otto anni e un bimbo di due che crescono sentendo il suono della sirena come una cosa di casa.


Quest'anno il corpo di Romeno compie 140 anni. Fu fondato il 25 maggio 1886 e il suo primo comandante — allora si chiamava capitano — fu Ferdinando Graiff. Un cognome che ritorna, come un filo rosso che attraversa i decenni. Anche la bandiera del corpo ha il suo anniversario: adottata nel 1926, quest'anno raggiunge i cento anni di vita. 


Gianluca è entrato nel corpo nel 2008, a 18 anni, anche se frequentava la caserma già dai 16. A spingerlo definitivamente ad avvicinarsi a questo mondo era stato un episodio avvenuto nell'agosto del 2000: un fulmine aveva colpito il tetto della stalla di famiglia, scatenando un incendio che in pochi minuti aveva divorato il fienile e causato danni enormi. “In pochi minuti – racconta – erano arrivati sul posto i vigili del fuoco, poi mi ha colpito la solidarietà dei contadini della zona. In quei momenti lì ho capito che sarei diventato un pompiere”.

Ha fatto tutto il percorso: vigile, caposquadra dopo cinque anni, vicecomandante, e infine comandante. Un cursus honorum costruito passo dopo passo, con la consapevolezza di chi ha imparato guardando prima ancora di agire. «Il comandante Elio Rosati mi ha lasciato frequentare la caserma già da adolescente», racconta. «Guardavo come lavoravano, poi ho iniziato a dare una mano con quello che sapevo fare — ero elettricista, qualche lavoretto in caserma riuscivo a farlo.» Il resto è venuto da sé, come accade spesso in queste storie dove la passione precede la divisa.

Il corpo conta oggi venti vigili per un comune che sfiora i 1.800 abitanti considerando le frazioni. Una percentuale vicina al 10% della popolazione — un dato che dice tutto sulla coesione di una comunità montana dove il volontariato non è retorica ma pratica quotidiana. La media operativa è di 35-40 interventi all'anno, un numero che nasconde una varietà di scenari capace di mettere alla prova competenze, nervi e umanità in egual misura.


La casistica più frequente riguarda gli incidenti stradali sulla SS 43 dir, una statale che attraversa il territorio e che nel corso degli anni ha richiesto interventi anche in situazioni tragiche.

”Negli ultimi anni – spiega il comandante – quando si verifica un incidente dobbiamo subito posizionare dei teli per la privacy: il fenomeno dei curiosi che si fermano per fare delle foto magari per postarle sui social in tempo reale è diventato un fenomeno purtroppo sempre più frequente”. E aggiunge: “Con il telo, vogliamo evitare anche che chi si distrae per fare uno scatto possa diventare a sua volta un pericolo”.

Sul fronte degli incendi, l'ultimo di rilievo risale al febbraio 2021, quando cioè un fienile con struttura metallica andò a fuoco con probabile innesco dalla centralina elettrica. Storico invece fu quello del 1928: le fiamme divorarono mezza Romeno: case addossate, fienili sopra le stalle, tutto in legno, tutto esposto. Fu quell'evento a spingere il corpo ad acquistare la prima motopompa. 


Tra gli interventi più complessi degli ultimi anni, Tell ricorda una ricerca notturna per un anziano contadino del posto, uscito di casa con la macchina senza far sapere dove fosse diretto. Tre squadre partirono a setacciare strade di campagna e fondi agricoli. L’auto venne trovata in mezzo al bosco, in una zona paludosa fuori da qualsiasi traccia forestale. L'uomo non ce l'aveva fatta. «La parte più difficile è stata quella umana», dice Tell a voce bassa. “Il figlio mi chiamava ogni venti minuti. Quando l'elicottero è atterrato ho dovuto essere io ad avvicinarmi e dirgli com'era andata”.


Da quattro anni il corpo è abilitato all'uso del defibrillatore e ha già effettuato cinque o sei interventi salvavita a supporto del 118. Ci sono poi oggi sfide che vent'anni fa non esistevano. Ad esempio intervenire quando s’incendia un’auto elettrica: “le batterie possono riprendere fuoco anche ore dopo l'apparente spegnimento e in alcuni casi richiedono l'immersione in apposite vasche di contenimento”. 


Mentre parla, Gianluca Tell parla con orgoglio dei suoi vigili: “Sono bravissimi. Siamo una bella squadra e ci confrontiamo sempre. Tutti qui hanno voglia di fare e di crescere. I giovani? E’ difficile trovare gente disposta a dedicare tempo al volontariato, ma non mancano”. L'età media del corpo si aggira intorno ai 35 anni: “Lavoriamo sempre per avvicinare gente, soprattutto giovane, al nostro mondo. Il nostro segretario è ad esempio una persona che si è trasferita a Romeno da Bolzano”. Inevitabile un pensiero al rapporto con i Corpi limitrofi: “Si collabora spesso e bene”.


Dal 10 al 12 luglio, tre giorni di celebrazioni attendono Romeno. Venerdì una serata formativa sulle nuove tecnologie aperta alla cittadinanza. Sabato una festa per i giovani con musica in piazza. Domenica la messa, la sfilata, la comunità raccolta attorno ai suoi pompieri come si faceva cent'anni fa. La bandiera del corpo, adottata nel 1926 e ancora in uso, compirà cento anni: un traguardo che pochi corpi in Trentino possono vantare. Per l'occasione si sta valutando di farne una nuova da inaugurare in quella stessa giornata, mentre quella storica verrà collocata in una teca dedicata all'interno della caserma — una memoria da custodire e mostrare a chi verrà dopo.


Prima di guardare ai festeggiamenti di luglio, Tell vuole fermarsi un momento. «Un ringraziamento va a tutti i miei uomini e alle loro famiglie, che ogni giorno sopportano sacrifici silenziosi perché noi possiamo esserci per la comunità. E un pensiero speciale va ai comandanti che mi hanno preceduto, Genetti Fedele e Zucal Emilio, che hanno tenuto in piedi questo corpo e tramandato i valori che cerchiamo di portare avanti ogni giorno.»


Centoquaranta anni di storia, una famiglia che ne incarna tre generazioni, venti volontari che ogni giorno scelgono di esserci. E una caserma con le luci sempre accese — perché qualcuno vegli sempre, anche di notte, anche quando gli altri dormono.