TRENTO. La povertà non rallenta in Trentino. Anzi, muta i suoi volti e si fa più complessa, coinvolgendo sempre più nuclei vulnerabili. È questa la fotografia scattata dal Rapporto 2025 della Chiesa trentina, realizzato attraverso l'attività della Fondazione Caritas Diocesana e della rete delle Caritas parrocchiali, che nel corso del 2024 ha seguito 2.400 famiglie, erogando oltre 800mila euro in aiuti economici e accogliendo 1.100 persone nelle strutture emergenziali.


Un documento che racconta non solo dati e statistiche, ma storie di vulnerabilità crescente, di nuclei familiari precipitati nella fragilità, di giovani nuovi a chiedere sostegno. Come hanno definito il rapporto in diocesi: "Trame di speranza".


Quando l'economia non basta


La povertà che emerge dal rapporto è multidimensionale. Non solo economica, ma anche relazionale, abitativa, sanitaria e lavorativa. La rete Caritas la incontra ogni giorno grazie all'impegno straordinario di oltre 1.300 volontari: 550 nei Centri e Punti di Ascolto, 410 nelle mense, 300 nei servizi tecnici di accompagnamento, 50 negli Empori. Una trama solidale che rappresenta il volto più autentico della prossimità della Chiesa trentina.


I numeri dell'inadeguatezza dei sostegni pubblici sono impietosi. Nel 2024, l'Assegno di inclusione trentino ha raggiunto solo 1.036 nuclei familiari, circa il 4% di coloro che versano in povertà. La quota A dell'Assegno unico provinciale è stata erogata a 9.126 famiglie, ma rimane una parte consistente di persone completamente priva di qualsiasi aiuto economico. I contributi comunali, inoltre, coprono una quota limitata dei bisogni reali.


Nel vuoto lasciato dal welfare pubblico interviene la Caritas. Nel 2024 sono stati distribuiti 697mila euro dai Centri di Ascolto e altri 140mila euro dal fondo "InFondo Speranza", per un totale di 837mila euro complessivi. Queste risorse hanno permesso a molte famiglie di affrontare spese essenziali: affitti, utenze, alimentari, cure mediche. Aiuti che rappresentano un presidio fondamentale accanto al welfare pubblico, capaci di intercettare le situazioni più urgenti e di costruire relazioni di fiducia con le famiglie sostenute.


Centri di Ascolto: il termometro della fragilità


I 39 Centri di Ascolto Caritas del territorio hanno registrato un dato significativo: nel 2024 hanno sostenuto 2.476 nuclei familiari, leggermente più dei 2.425 del 2023. Calcolando una dimensione media familiare di 2,9 componenti, si stima che l'intervento di Caritas abbia raggiunto oltre 7.000 persone sul territorio diocesano.


Il dato più significativo riguarda chi bussa per la prima volta alla porta della Caritas: 1.020 famiglie nuove. Un numero che racconta una vulnerabilità in movimento, che intercetta famiglie fino a ieri stabili ma oggi incapaci di sostenere affitti, bollette e spese essenziali.


Gli Empori: spazi di dignità


Gli Empori solidali, dove la spesa si fa con una tessera a punti proporzionata al nucleo familiare, sono diventati spazi fondamentali di sostegno materiale e relazionale. Nel 2024, i tre Empori – a Trento Nord, Pergine e Valle dei Laghi – hanno sostenuto 1.325 nuclei familiari, pari a 3.658 persone. Luoghi dove il bisogno non si trasforma in umiliazione, ma dove si riconosce la dignità della persone attraverso scelte consapevoli e partecipate.


L'accoglienza sotto pressione


Nelle strutture di emergenza, la pressione rimane elevata e in crescita. Nel 2024 sono state accolte 488 persone presso la Casa "Mons. Bonomelli", 374 nella struttura notturna di via Lavissotto, 314 presso il "Portico" di Rovereto. Nelle Mense della Provvidenza vengono serviti 180 pasti al giorno a Trento e 45 a Rovereto, per un totale di 225 pasti quotidiani.


Le richieste allo Sportello per l'accoglienza sono aumentate di circa il 30% rispetto al 2023, un segnale di crescente marginalità nelle strade della provincia. La ricerca di accoglienza è segnata anche da una trasformazione del profilo: cresce la presenza di giovani uomini nordafricani in attesa di procedure di protezione internazionale.


La sfida abitativa: un'emergenza senza fine


La casa rimane la criticità più acuta, il bisogno che attraversa ogni altro bisogno. Nel 2024 l'Area abitare ha registrato 191 persone accolte, 42 in più rispetto ai 149 del 2023. Un aumento dovuto all'ampliamento del Progetto App a Rovereto e all'attivazione di un nuovo servizio con 15 posti aggiunti a Trento. Eppure, i numeri restano insufficienti rispetto all'emergenza abitativa che caratterizza il territorio.


I richiedenti protezione internazionale: nuova vulnerabilità


Una frontiera nuova della povertà emerge dal progetto "Una Comunità Intera" (UCI), dedicato ai richiedenti protezione internazionale. Nel 2024 sono state accolte 101 persone, prevalentemente in appartamenti e canonica. Una popolazione che aggiunge complessità alla trama già intricata della fragilità territoriale, per la quale restano critiche la tempistica di accesso al sistema, le ricadute sulla salute mentale e la progettualità di vita.


L'economia del riciclo e della solidarietà


I negozi Altr'Uso – spazi per il riuso, il riciclo e la redistribuzione – hanno registrato oltre 40mila accessi nel 2024 e distribuito più di 60mila capi, con circa 1.300 euro raccolti da iniziative solidali. Progetti legati al riuso e alla ridistribuzione che rappresentano una parte importante del lavoro Caritas, offrendo risposte concrete e creando forme di economia solidale.


Una povertà dai molti volti


Il rapporto evidenzia una povertà dai molti volti: oltre alla dimensione economica, pesano solitudini, instabilità abitativa, fragilità di salute e lavoro intermittente. Situazioni complesse che richiedono risposte non frammentarie, ma capaci di intercettare i nodi della vulnerabilità e di costruire percorsi di inclusione duratura.


Il territorio trentino emerge attraversato da fragilità nuove e persistenti, in cui la casa, il lavoro "povero" e il costo della vita continuano a incidere su migliaia di famiglie. Allo stesso tempo, il rapporto restituisce l'immagine di una rete solidale che, grazie all'impegno straordinario di oltre 1.300 volontari, operatori e dalla generosità di numerosi benefattori, riesce ogni giorno a sostenere persone e nuclei familiari in situazioni complesse.


"È all'interno di questa trama di relazioni – fatta di ascolto, prossimità e responsabilità condivisa – che la Chiesa trentina vede la strada possibile per rafforzare il tessuto sociale del territorio e costruire risposte più giuste, durevoli e inclusive," conclude il rapporto. Un impegno che continua, quotidianamente, mentre crescono le file ai Centri di Ascolto e le richieste di accoglienza nelle strutture di emergenza.