PHOTO
TRENTO. "Il semestre filtro nuoce gravemente alla salute". Non è uno slogan di protesta, ma la denuncia supportata dai dati emersi da un questionario dell'Unione degli Universitari (Udu) di Trento, che ha coinvolto 147 studenti sui 500 che hanno affrontato la nuova modalità di accesso al corso di laurea in Medicina.
I numeri parlano chiaro: il 78,9% degli intervistati si dichiara contrario al semestre filtro, il 68% lo ritiene meno equo rispetto al tradizionale test d'ingresso, e ben 95 persone lamentano un carico di studio eccessivo. Ma è l'impatto sulla salute mentale a destare maggiore preoccupazione: 108 studenti hanno denunciato effetti negativi sul benessere psicologico, con 97 che hanno riportato sintomi di stress acuto come emicrania, nausea, insonnia e tachicardia.
Un esperimento dal costo umano elevato
Il semestre filtro, introdotto dal Ministero dell'Università e della Ricerca come alternativa al test d'ingresso, si sta rivelando un percorso a ostacoli per centinaia di giovani. A Trento, dove l'università ha garantito la frequenza in presenza, le criticità logistiche hanno aggravato una situazione già difficile: per il primo mese gli studenti hanno dovuto raggiungere la sede delle Residenze NEST a Trento Nord, lontani dal centro universitario e dai servizi dedicati.
"Vivono da settembre in un limbo, con un piede dentro e uno fuori dall'università", denuncia l'Udu. E i numeri dello "sbarramento" sono spietati: dei 500 studenti che hanno frequentato il semestre a Trento, solo 80 potranno proseguire con Medicina. Le stime attuali indicano che appena il 20% supererà gli esami. Gli esclusi non potranno iscriversi nemmeno ai corsi affini, che hanno concesso un sovrannumero del 20%, percentuale insufficiente ad assorbire chi verrà respinto.
Disparità territoriali e discriminazioni
L'inchiesta dell'Udu ha fatto emergere profonde differenze tra atenei. A Napoli è richiesto il 70% di frequenza per sostenere l'esame, a Palermo il 67%: una disparità che solleva dubbi sulla coerenza del sistema a livello nazionale.
Pesanti le criticità per studenti extracomunitari, costretti ad affrontare lo stesso percorso degli studenti comunitari con modalità discriminatorie, e per gli studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) e Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA), che hanno dovuto reperire documentazione originale difficile da ottenere per accedere agli strumenti compensativi garantiti per legge.
Persino le modalità d'esame sono contestate: agli studenti è stato fornito un vademecum con istruzioni minuziose su come compilare le risposte – evitare sbavature, riempire ogni casella, usare correttamente punteggiatura e formule – pena l'annullamento della prova.
Il ricorso: "Violato il diritto allo studio"
Di fronte a quello che definisce "un fallimento", l'UDU Trento ha deciso di passare alle vie legali, affiancata dallo studio Bonetti & Partners. La strategia prevede due step: entro il 9 dicembre verrà presentato un reclamo collettivo al CEDS (Comitato Europeo dei Diritti Sociali), organo che può dichiarare la violazione della Carta sociale europea e vincolare i giudici nazionali. A gennaio, con la pubblicazione delle graduatorie definitive, seguirà il ricorso al TAR.
L'obiettivo non è bloccare le graduatorie, ma far ammettere in sovrannumero tutti coloro che, pur avendo superato gli esami, risulteranno esclusi per limiti numerici. "Il diritto allo studio non può essere alla mercé delle università private, dove vige ancora il vecchio sistema", sottolinea l'Udu. "L'Italia ha bisogno di medici, non di studenti stressati e respinti da un sistema che crea solo precarietà".
Le informazioni per aderire al ricorso sono disponibili sui canali social e sul sito dell'Unione degli Universitari. Intanto, la ministra Bernini è accusata di aver fatto "mosse populiste", sostenendo di aver "aperto l'accesso a Medicina" quando in realtà ha solo posticipato la selezione di sei mesi, a discapito del benessere e dei diritti degli studenti.


