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TRENTO. Nei giorni in cui si discute delle agevolazioni per le tariffe degli asili nido, alla scuole d'infanzia si intende procedere come sempre. In una imminente delibera si ragiona infatti di mettere in atto dei correttivi minimi, per quanto riguarda l'Icef utile a chiedere agevolazioni. Modifiche buone a correggere le storture della recente riforma, ma che non incidono sul problema vero: l'inflazione che ha picchiato, anche in questo settore, con aumenti delle tariffe che si fanno ormai sentire.
Non tanto sulla mensa, rimasta abbastanza invariata, quanto sul prolungamento dell'orario: il 10% dal 2019 ad oggi su un'ora giornaliera, ma oltre il 20% per le 3 ore giornaliere. Il che un po' sa di paradosso: mentre si cerca di abbattere i costi per le famiglie con gli asili nido, per i servizi di prima infanzia, dai 3 anni in su i costi finiscono per aumentare, senza che si facciano manovre adeguate ad evitarlo.Con ordine. La Provincia sta mettendo mano ai correttivi sulla riforma Icef. Perché le recenti modifiche dell'istituto - con le macro aree di interventi distinti - rischiavano di generare una stortura, per quanto riguarda le famiglie con figli: in alcuni casi nuclei famigliari che ora rientravano nei limiti per le agevolazioni, con la nuova disciplina perdevano i benefici. Resisi conto del problema, in piazza Dante avevano subito assicurato che, fosse accaduto, si sarebbe studiato un correttivo. E questo in effetti sta facendo la giunta: la delibera è bella e pronta, dev'essere solo approvata.
Ma porterà una brutta sorpresa per chiunque pensa che il provvedimento possa essere l'occasione per dare un sostegno alle famiglie. La proposta infatti nulla agisce sul fronte dell'aumento dei costi, si limita a eliminare la stortura dovuta alla riforma. Prevede infatti di applicare un incremento dello 0,03 delle soglie, sia per quanto riguarda la tariffa delle mense, che per quel che concerne la tariffa del prolungamento di orario, il costo cioè che le famiglie devono sostenere per tenere i bambini alla materna oltre l'orario canonico, in caso di esigenze di tipo lavorativo. Quello 0,03 in più dovrebbe permettere a tutte le famiglie che fino a qualche mese fa potevano contare sui benefici, di vedere la propria situazione inalterata.
Bene, ma non benissimo, se si guarda il tema in prospettiva, come da tempo chiedono di fare i sindacati. Perché non tanto sulla mensa, quanto per le ore di posticipo, nel tempo i costi sono aumentati e non di pochissimo. Per dare qualche dato, un'ora giornaliera di prolungamento d'orario andava da 75 a 200 euro nel 22019, oggi «vale» da 82,50 a 220 euro, le due ore giornaliere nel 2019 costavano da 150 a 400 euro, oggi da 165 a 440 euro, le tre ore da 225 a 600 euro, oggi da 275 a 726 euro. Per quanto riguarda i valori Icef di riferimento, erano rimasti invariati fino al 2024: la tariffa minima valeva per chi avesse un Icef sotto lo 0,2256 e la massima per un Icef oltre lo 0,3530. Significa un aumento del 10% sulle soglie minime, e del 21% sulle tre ore per la soglia massima. Un aumento secco, insomma, che pesa sull'infanzia e sulle famiglie con figli. Poco male, non fosse che la giunta provinciale con la manovra di bilancio in discussione ha voluto dare un segnale di grande vicinanza alle famiglie, abbassando molto le soglie Icef (0,40 per le tariffe minime, 0,7 per la massima).
Con la scuola materna, evidentemente no, perché il testo in discussione ha solo il correttivo, minimo utile ad evitare le storture della riforma: sale a 0,2256 l'Icef sotto il quale c'è la tariffa minima, sale a 0,3530 l'Icef oltre al quale si applica la tariffa massima. E non è escluso che i sindacati chiedano all'esecutivo provinciale uno sforzo in più, per recuperare aumenti tariffari che pesano sulle famiglie.


