TRENTO. «Gli insegnanti imparino dagli studenti». È l’appello degli Stati Generali della Scuola Trentina, che intervengono sulle manifestazioni di questi giorni e sulla protesta dei docenti in Trentino. Il movimento riconosce le ragioni della mobilitazione promossa dal gruppo Istruzione di Qualità in Trentino, che secondo il documento coinvolge migliaia di insegnanti di oltre cinquanta istituti, ma invita ad andare oltre la richiesta di aumenti salariali. Lo sciopero bianco, con il blocco dei viaggi d’istruzione e dei progetti, viene considerato un segnale importante di risveglio della categoria, dopo anni di sostanziale silenzio.

La protesta, secondo gli Stati Generali, dovrebbe però affrontare anche le trasformazioni della scuola negli ultimi decenni. Nel documento vengono criticati la digitalizzazione forzata, l’aumento della burocrazia, la gestione verticistica delle decisioni e un modello educativo sempre più legato alle esigenze produttive. Il rischio, sostengono, è che la mobilitazione si concluda con un compromesso limitato a qualche aumento economico, senza modificare le condizioni dell’insegnamento.

Da qui l’invito a seguire l’esempio degli studenti, che secondo il movimento hanno saputo collegare le proprie rivendicazioni a questioni sociali più ampie. «La questione salariale è sacrosanta», si legge nel documento, ma deve essere affrontata insieme alle difficoltà delle altre categorie di lavoratori. Gli Stati Generali richiamano quindi le mobilitazioni per la casa, contro il carovita, per l’ambiente e contro le discriminazioni, oltre alle manifestazioni sulla guerra e sulla situazione in Palestina.

Il documento esprime anche una valutazione critica della gestione delle recenti manifestazioni studentesche, contestando l’atteggiamento delle istituzioni e dei media, accusati dal movimento di concentrarsi sugli episodi di violenza anziché sulle richieste avanzate nelle piazze. La conclusione è un invito a dare maggiore respiro alla protesta degli insegnanti: «Ben venga dunque la mobilitazione, ma guai a fermarsi all’orto di casa». Per gli Stati Generali della Scuola Trentina, la sfida è restituire alla scuola pubblica un ruolo centrale nella società, andando oltre le sole rivendicazioni contrattuali.