TRENTO. Sui servizi estivi il rischio paventato è che i posti siano pochi e che la presentazione dei progetti alle famiglie si spinga troppo in là. Torna al centro dell'attenzione l'iniziativa provinciale sulle scuole aperte in estate, ossia il progetto sperimentale (da 7,8 milioni per annualità fino al 2028) che da la possibilità ai ragazzi dai 6 ai 14 anni (elementari e medie) di usufruire di attività di socialità, sport, educazione civica e sani stili di vita, in un periodo compreso tra luglio e agosto.

Una progettualità che, già a metà febbraio, non aveva mancato di sollevare le perplessità delle consigliere provinciali Lucia Maestri (Partito Democratico) e Paola Demagri (Movimento Casa Autonomia) che, con un'interrogazione ad hoc, avevano chiesto ragioni sullo stato del programma maturato da Piazza Dante, di fatto ancora fermo.

E a distanza di qualche giorno era arrivata già allora la risposta del vicepresidente e assessore alla famiglia Achille Spinelli che comunicava come la Giunta avesse pubblicato l'avviso per raccogliere, da parte degli enti e realtà del settore, le proposte di progetti per l'estate, che avrebbero coinvolto un massimo di 8mila bambini e ragazzi, ossia 1.320 utenti per turno a partire dal 29 giugno, e con la garanzia di estendere «l'accesso anche alle famiglie che oggi non usufruiscono dei buoni di servizio, prevedendo tariffe calmierate in base alla condizione economica».

Tutto risolto quindi? In realtà non proprio. Se guardiamo infatti ai numeri dello scorso anno i richiedenti netti che avevano beneficiato dei buoni di servizio erano stati 6.118 per un totale di 7.990 bambini e bambine, ossia solo dieci in meno dei numeri garantiti dal nuovo servizio, il quale apre inoltre (rispetto allo scorso anno) anche alle famiglie che non usufruiscono del buono. Oltre a questo si aggiunge inoltre il nodo «tempo» che tra partecipazione degli enti al bando provinciale e la fase di coprogettualità, sposta la presentazione dei progetti almeno a fine aprile.

A racchiudere questi e altri dubbi sul tema la consigliera provinciale del Partito Democratico Mariachiara Franzoia: «Come sempre valuteremo a valle - ha spiegato -. Quello che posso dire però è che c'era già un sistema consolidato da tempo sull'estate per le famiglie con servizi privati, alcuni dei quali coordinati dal pubblico. L'obiettivo della conciliazione è ovviamente nobile e va migliorato ma ci è parso strano che si debba procedere con un bando provinciale».

E il rischio, per l'appunto, è quello di rallentare l'iter e di conseguenza anche la partecipazione da parte delle famiglie: «Entro metà marzo gli enti devono andare in Provincia e dire che ci sono, poi ci sarà un mese per la coprogettazione e poi forse a metà aprile usciranno con le proposte per le famiglie. Siamo veramente al limite delle tempistiche perché a quel punto il rischio è che i lavoratori si siano organizzati diversamente. Staremo a vedere».

Sulla questione dei numeri però Franzoia è certa: «Sicuramente dei bambini sono rimasti fuori - spiega - sia per i numeri o sia per i costi. Bisognerà per questo monitorare le richieste che saranno soddisfatte e, soprattutto, se questo esborso di denaro pubblico porta un reale beneficio in termini di riduzione della retta e di attivazione dei servizi anche nelle aree periferiche e più sguarnite».