TRENTO. Lo scontro tra il ciclista e l'escursionista era avvenuto lungo un sentiero tra Andalo e Molveno, nell'agosto 2020. Entrambi erano volati a terra, ma le condizioni dell'uomo che stava procedendo a piedi, un turista ottantenne toscano, apparvero subito gravi: si spense in ospedale tre mesi dopo l'incidente. Il procedimento per omicidio colposo si era concluso in primo grado con l'assoluzione del ciclista, un cinquantenne napoletano. Ieri in sede di appello è stata rinnovata l'istruttoria.

La Corte ha ribaltato la decisione e condannato l'imputato a 4 mesi, pena sospesa, e al pagamento di una provvisionale di 150mila euro a favore della famiglia dell'ottantenne deceduto. La procura generale aveva chiesto due anni, mentre l'avvocato dell'imputato ha sostenuto la conferma dell'assoluzione, evidenziando che si è trattato di un incidente senza colpa, di un evento del tutto accidentale che lascia un interrogativo: quale sarebbe stato l'obbligo di diligenza del ciclista? In quel sentiero le biciclette sono ammesse.

L'imputato, tra l'altro, procedeva con una mountain bike tradizionale e non con un mezzo elettrico dotato di più spinta. La convivenza tra escursionisti ed appassionati di due ruote sui sentieri genera, tra l'altro, non poche polemiche tra i frequentatori della montagna. Il Cai Veneto ha recentemente lanciato un appello per chiedere lo stop all'utilizzo di bike ed e-bike sui sentieri, indicando per le due rote percorsi alternativi, come le strade forestali. In Trentino c'è un'apposita segnaletica che indica i sentieri liberi o vietati alle bici.

Chi sgarra viene multato, come è accaduto ai ciclisti che nell'estate 2024 vennero trovati a 2.300 metri sul sentiero 316 vicino al Tuckett.Nel caso discusso ieri davanti alla Corte d'appello, il sentiero era aperto alle bici.L'avvocato Nicola Pomponio del foro di Napoli, difensore del ciclista, attende le motivazioni della Corte per poi procedere con il ricorso in Cassazione. Ieri a Trento erano presenti anche i parenti della vittima, costituiti parte civile con l'avvocata Anna D'Angelo del foro di Livorno. Didaco Pini, questo il nome dell'escursionista deceduto, viveva a Livorno. Nell'agosto di sei anni fa era arrivato in Trentino con la famiglia per trascorrere una vacanza a contatto con la natura. In quel drammatico giorno, in compagnia di altre persone, stava camminando lungo un sentiero tra Andalo e Molveno. In sella ad una mountain bike procedeva il cinquantenne di Napoli, pure lui in vacanza sull'altopiano con la famiglia.

Il ciclista avrebbe perso il controllo della due ruote andando a scontrarsi l'escursionista. L'impatto sarebbe stato non tra il mezzo e il pedone, ma tra il corpo del ciclista e l'ottantenne. Quest'ultimo, caduto a terra, aveva battuto violentemente il capo. Portato in emergenza al pronto soccorso del Santa Chiara, venne poi trasferito in un ospedale fuori regione. L'uomo si spense nel novembre di quell'anno. Nel corso del procedimento è emerso il nesso causale tra l'investimento e il decesso: causa della morte è stato il trauma cranico dovuto alla caduta.