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TRENTO. Lo sciopero nazionale di venerdì 30 ottobre potrebbe essere costato all’economia italiana quasi un miliardo di euro, tra mancata produzione e costi indiretti. Per il Trentino-Alto Adige la perdita potenziale di valore aggiunto è di 22,1 milioni di euro in una sola giornata. È la stima dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre.
Il calcolo si basa su un’ipotetica adesione del 20% dei lavoratori dipendenti: si tratta quindi di una simulazione, non di una perdita accertata. Lo studio non fornisce un dato separato per la provincia di Trento. In regione il valore aggiunto giornaliero è di circa 151,5 milioni, con i dipendenti che rappresentano il 72,8% degli occupati. Il Trentino-Alto Adige si colloca al decimo posto in Italia per impatto stimato.
A livello nazionale la perdita diretta è stimata in 817,4 milioni, che salirebbero a 1,226 miliardi con un’adesione del 30%. In testa la Lombardia con 193,6 milioni, seguita da Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.
Secondo la Cgia, uno sciopero pesa anche quando l’adesione è contenuta: l’annuncio può modificare gli spostamenti dei cittadini, mentre le prestazioni sanitarie cancellate vanno riprogrammate, con ricadute sulle liste d’attesa.
L’associazione ricorda che lo sciopero è un diritto garantito dall’articolo 40 della Costituzione e che parte delle attività sospese può essere recuperata nei giorni successivi. Per conoscere il costo reale serviranno i dati ufficiali di adesione.


