TRENTO. Non si ferma la battaglia dell'ex primario di ginecologia Saverio Tateo contro l'Azienda sanitaria provinciale: il medico ha presentato ricorso contro la sentenza dello scorso febbraio della giudice Giuseppina Passarelli in merito al reintegro sul luogo di lavoro. L'udienza in Corte d'appello sarà tra un mese. Il medico era stato licenziato dall'Asuit (all'epoca Apss) in modo «illegittimo», come riconosciuto dal giudice del lavoro Giorgio Flaim con sentenza del settembre 2023.

Lo scorso gennaio il tribunale aveva deciso il quantum del risarcimento, pari a 240mila euro oltre agli interessi e alle rivalutazioni: si tratta di una somma inferiore all'importo chiesto dall'ex primario, ma superiore di circa 80mila euro a quanto messo sul piatto dall'Azienda sanitaria per risarcire il medico. Il giudice Flaim aveva anche disposto il reintegro in reparto, ma su questo punto il primario, assistito dall'avvocato Vincenzo Ferrante, aveva presentato ricorso evidenziando la «mancanza di garanzie».

E ciò perché - secondo la difesa del medico - l'Azienda sanitaria, facendo seguito a quanto deciso dal tribunale, aveva sì invitato il primario a riprendere servizio quale direttore dell'unità operativa di ginecologia ed ostetricia presso l'ospedale di Trento, ma specificando «fatto salvo il potere del datore di lavoro». Tale postilla, per la difesa, avrebbe rappresentato il rischio di un possibile successivo trasferimento, anche per incompatibilità.

Di qui la comunicazione all'Azienda sanitaria che non si sarebbe presentato a prendere servizio il giorno indicato: una autodifesa, come sostenuto dall'avvocato Ferrante, data la mancanza di garanzie fornite da Asuit. Il ricorso non era stato accolto.

«Non si ravvisa nell'invito alcun elemento dal quale presumere l'eventuale adibizione a mansioni diverse e in sedi differenti, né è dato ipotizzare una trasformazione del rapporto di lavoro in precedenza in essere - ha valutato la giudice Passarelli - Nell'invito, l'Azienda sanitaria ha espressamente fatto riferimento alla ripresa in servizio quale direttore dell'U.O. di ginecologia ed ostetricia dell'ospedale Santa Chiara di Trento, senza lasciar presumere possibili e concrete adibizioni, nell'immediato, a mansioni diverse e in sedi differenti da quella di Trento».

L'invito a riprendere servizio è «pienamente valido ed efficace», «in ragione della correttezza della condotta assunta dalla parte datoriale nel dare attuazione alla statuizione contenuta nella sentenza recante l'ordine di integrazione nel posto di lavoro del dipendente». Ma Saverio Tateo non ci sta e ricorre in appello.