TRENTO. Circa 500 medici e professionisti sanitari hanno partecipato complessivamente questa mattina, 1° settembre, alla mobilitazione all’ospedale Santa Chiara di Trento contro i continui malfunzionamenti dei sistemi informatici dell’Azienda sanitaria. Non erano tutti presenti contemporaneamente: alcuni hanno preso parte all’assemblea, altri al sit-in davanti all’ospedale, mentre diversi professionisti, dopo aver partecipato alla protesta, sono tornati al lavoro nei reparti, così da garantire la continuità dell’assistenza.

A guidare la mobilitazione sono Mjriam Sanò di Anaao Assomed, Sonia Brugnara di Cimo Fesmed, Giuseppe Varagone della Uil Fp, Alberto Bellini della Fp Cgil, Beppe Pallanch della Cisl Fp, Cesare Hoffer di Nursing Up e Paolo Panebianco della Fenalt. Un fronte sindacale compatto: «Siamo uniti per difendere i servizi, la salute e il lavoro. Siamo allo stremo: a pagare sono pazienti e operatori. I ripetuti malfunzionamenti dei sistemi informatici dell'Azienda sanitaria stanno provocando disagi sempre più pesanti a cittadini e operatori».

«Siamo stanchi di lavorare al buio», denuncia Sonia Brugnara, presidente di Cimo Fesmed Trentino. Il sistema informatico permette di consultare la storia clinica del paziente, prescrivere terapie, controllare dosaggi, leggere referti e trasmettere le consegne tra un turno e l’altro. «Se si ferma, come successo decine di volte negli ultimi mesi, si lavora al buio, decidendo con le poche informazioni che il paziente ricorda, ricostruite a voce».

Una volta ripristinato il servizio, i dati raccolti su carta devono essere inseriti successivamente, spesso al termine del turno. Una procedura che, sottolinea Brugnara, aumenta il rischio di omissioni, doppie registrazioni o ricostruzioni errate della cronologia. Problemi che potrebbero avere conseguenze non soltanto per i pazienti, ma anche per i professionisti sanitari.

Il nodo riguarda infatti anche la responsabilità dei medici. La cartella clinica ha rilevanza giuridica e, quando un blocco informatico impedisce di compilarla correttamente e in tempo reale, il problema tecnico potrebbe non risultare nella documentazione. «In sede di contenzioso non si valuta il sistema informativo, ma il professionista e una documentazione che l'organizzazione gli ha impedito di produrre correttamente. È una sproporzione che non siamo disposti ad accettare oltre», sottolinea Brugnara.

Da qui la richiesta di registrare tutti i fermi informatici nel sistema di gestione del rischio clinico, rendendo il tracciamento accessibile ai professionisti e utilizzabile anche in caso di contenzioso. Cimo Fesmed chiede inoltre il coinvolgimento del personale clinico nella predisposizione dei piani di continuità, esercitazioni periodiche nelle unità operative prima degli aggiornamenti programmati e parametri uniformi per il ripristino dei servizi.

A rilanciare l’allarme è anche Mjriam Sanò, segretaria provinciale di Anaao Assomed Trentino, che parla di «prolungati disservizi di natura strutturale» dei sistemi informatici del servizio sanitario provinciale. Una situazione che si trascina da mesi e che, secondo il sindacato, ha mostrato particolari criticità già durante luglio e agosto, interessando snodi cruciali dell’assistenza e aumentando la potenziale vulnerabilità sul fronte del rischio clinico.

Anaao segnala continui rallentamenti dei sistemi operativi di base, disservizi ai software del laboratorio analisi e anomalie sulle piattaforme utilizzate negli ospedali. Problemi che non vengono considerati semplici contrattempi burocratici: un referto disponibile in ritardo, la difficoltà nel tracciare correttamente un dato clinico oppure rallentamenti nella gestione dei posti letto e delle dimissioni possono produrre un effetto a catena sull’intero percorso diagnostico e terapeutico. 

Secondo Anaao Assomed, medici, infermieri, professionisti sanitari e personale tecnico e amministrativo sono costretti a compensare in prima persona le lacune tecnologiche, sottraendo tempo all’assistenza per affrontare i problemi informatici. Il sindacato lamenta inoltre la mancanza, finora, di spiegazioni chiare e strutturate sull’origine dei singoli disservizi.

Pur riconoscendo i vincoli amministrativi e normativi connessi ai finanziamenti del Pnrr, agli accordi quadro Consip e all’introduzione di nuove piattaforme come Ellipse, Anaao sostiene che la transizione digitale non possa prescindere dalla sostenibilità organizzativa e dal confronto con chi opera quotidianamente negli ospedali. Per questo Sanò chiede l’istituzione immediata di un tavolo di lavoro permanente e paritetico, con la partecipazione di tutte le organizzazioni sindacali della dirigenza e del comparto e dei referenti tecnici e clinici.

Resta anche la richiesta di Cimo Fesmed sull’audit indipendente annunciato dall’Azienda sanitaria, che secondo il sindacato dovrà comprendere una valutazione specifica del rischio clinico, con metodo dichiarato e risultati resi pubblici. «Fino a oggi il servizio ha retto perché medici, infermieri, tecnici e amministrativi hanno compensato con attenzione, memoria, doppie verifiche e ore in più ciò che il sistema non garantiva. Ma una sicurezza affidata alla prestazione individuale non è sicurezza. È fortuna organizzata», conclude Brugnara.

Alla mobilitazione hanno espresso solidarietà anche il segretario nazionale di Anaao Assomed Pierino Di Silverio e il coordinatore dei segretari regionali del Nord Italia Raffaele Aloi. Per Anaao, la sicurezza delle cure e la dignità del lavoro del personale sanitario devono poggiare su sistemi stabili e processi preventivamente condivisi e validati.