TRENTO. Quasi 19 miliardi di euro di “tagli invisibili” alla sanità in quattro anni. È il conto che emerge analizzando l’andamento del Fondo sanitario nazionale tra il 2023 e il 2026. Le risorse sono aumentate in valore assoluto, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 del 2026, ma il loro peso rispetto al Pil è diminuito. Mantenendo invariato il rapporto del 2022, pari al 6,27%, il Servizio sanitario nazionale avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi in più.

Un quadro destinato a interessare direttamente anche Trento e le Province autonome, perché nei prossimi anni la forbice potrebbe allargarsi ulteriormente. Per il periodo 2027-2029 viene stimato un divario tra spesa prevista e Fondo sanitario di 7,6 miliardi nel 2027, 10,7 nel 2028 e 14 miliardi nel 2029, per complessivi 32,3 miliardi. Risorse mancanti che, senza nuovi stanziamenti, rischiano di pesare sui bilanci territoriali e quindi sulla capacità di garantire i servizi.

Il rapporto mette in evidenza anche le forti differenze territoriali nell’accesso alla sanità. Nel 2025 il riparto assegna mediamente 2.218 euro per abitante, con valori che vanno dai 2.319 euro del Molise ai 2.143 euro di Bolzano. Trento emerge invece sul fronte della longevità: la speranza di vita alla nascita in Campania risulta quasi tre anni inferiore rispetto alla Provincia autonoma di Trento.

Sempre più pesante anche il problema dell’accesso alle prestazioni. Nel 2024 oltre 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una visita o un esame, pari al 9,9% della popolazione. Circa quattro milioni lo hanno fatto per le liste d’attesa e 3,1 milioni per ragioni economiche. Sullo sfondo resta inoltre la carenza di personale: vengono stimati 5.716 medici di medicina generale mancanti, mentre l’Italia dispone di 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro una media Ocse di 9,7.