PHOTO
TRENTO. Quasi 40 mila trentini rinunciano a curarsi e la spesa privata per la salute è aumentata del 40% nell'arco di dieci anni. È uno dei dati contenuti nel rapporto «Sicurezze: vivere la comunità», presentato questa mattina al Polo culturale diocesano Vigilianum in occasione dell'apertura della Settimana dell'accoglienza 2026, organizzata dal Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca) del Trentino-Alto Adige.
Il rapporto mette in fila una serie di indicatori relativi alle diverse dimensioni della sicurezza sul territorio, dalla salute al lavoro, passando per casa, carcere e condizioni economiche. E proprio sul fronte sanitario emergono alcuni dei numeri più significativi.
In Trentino il 4,6% della popolazione rinuncia ad accertamenti medici, mentre il 7,4% rinuncia a una visita specialistica, contro il 6,2% della media italiana. Complessivamente, secondo il rapporto, sono circa 40 mila cittadini e 17 mila famiglie che rinunciano alle cure. In almeno un quarto dei casi, tra le ragioni indicate ci sono i costi considerati troppo elevati.
A fronte di una sanità pubblica che deve fare i conti anche con i tempi di accesso alle prestazioni, cresce così il ricorso alla spesa privata. In media ogni trentino destina alla salute circa 800 euro all'anno, dei quali circa 603 euro per visite ed esami. Nell'ultimo decennio la spesa sanitaria privata è aumentata del 40%, uno degli incrementi più elevati registrati a livello nazionale.
Anche il capitolo delle liste d'attesa presenta elementi critici. A giugno 2026, secondo i dati riportati nel rapporto, solo il 54,7% delle prime visite viene effettuato nei tempi previsti, con un calo dell'8,4%. Un dato che colloca il Trentino all'ultimo posto in Italia per questo indicatore. Per gli esami diagnostici la situazione risulta invece migliore, con il 77% delle prestazioni erogate nei tempi previsti.
Il rapporto allarga quindi lo sguardo anche ad altre forme di sicurezza. Sul lavoro, nel 2025, in Trentino-Alto Adige si sono registrati 17 morti, sette dei quali in provincia di Trento. Secondo le stime sindacali riportate nello studio, sarebbero circa 21.600 i lavoratori irregolari in Trentino, per un giro d'affari stimato in 728 milioni di euro.
C'è poi il tema della casa. Il 12% delle famiglie trentine non sarebbe in grado di sostenere un affitto a prezzi di mercato, ma allo stesso tempo non avrebbe i requisiti per accedere all'edilizia pubblica. Tra i minori trentini in condizioni di povertà relativa, inoltre, il 34,2% vive in abitazioni sovraffollate. Una percentuale inferiore alla media italiana, pari al 40%, ma che resta significativa. Il Trentino-Alto Adige si colloca inoltre al quarto posto a livello nazionale per il sovraffollamento abitativo.
Un'altra situazione segnalata riguarda il carcere di Trento, dove il problema del sovraffollamento resta evidente: 440 detenuti a fronte di una capienza di 240 posti.
Sul fronte della sicurezza personale, negli ultimi cinque anni vengono segnalati aumenti dei reati contro la persona, dei furti in abitazione, delle truffe e delle frodi informatiche. Le incidenze, precisa il rapporto, rimangono comunque inferiori alla media nazionale.
Infine, il quadro economico e occupazionale. Se da una parte il Trentino registra livelli di disoccupazione ai minimi storici, dall'altra cresce il fenomeno del lavoro povero. Sono circa 50 mila le persone considerate a rischio povertà sul territorio provinciale.
Numeri diversi, ma collegati da un unico tema: la sicurezza non riguarda soltanto l'ordine pubblico. Il rapporto presentato al Vigilianum propone infatti una lettura più ampia, che comprende possibilità di accesso alle cure, condizioni abitative, qualità del lavoro, condizioni economiche e inclusione sociale.


