TRENTO. Cgil, Cisl e Uil intervengono duramente sulle scelte della Provincia legate al futuro del San Camillo, contestando l’acquisto delle mura della struttura con risorse pubbliche senza, a loro giudizio, adeguate garanzie per il lavoro e per la qualità dei servizi sanitari.

Secondo le sigle sindacali, l’operazione viene presentata come strategica per la salvaguardia del patrimonio, ma rischia di lasciare irrisolti i problemi strutturali, gestionali e occupazionali che da anni coinvolgono la struttura e il suo personale.


Nel comunicato viene sottolineato come “blindare gli edifici” senza un piano sanitario e occupazionale credibile non rappresenti una soluzione. Viene evidenziata una situazione segnata da mancati rinnovi contrattuali, salari erosi dall’inflazione, organici sotto pressione e carichi di lavoro crescenti. Per i sindacati, la sicurezza delle strutture non può essere separata dalla sicurezza del lavoro e dalla stabilità di chi vi opera quotidianamente.


I rappresentanti sindacali Alberto Bellini, Giuseppe Pallanch e Giuseppe Varagone parlano di una politica che rischia di trasformare le istituzioni in una “agenzia immobiliare”, incapace di assumersi la responsabilità di garantire un futuro al San Camillo e alle professionalità che lo tengono in funzione. Si denuncia il pericolo di un progressivo scivolamento verso precarietà e incertezza, con effetti diretti sulla dignità di chi cura e assiste.


Da qui la richiesta formale alla Provincia di chiarire quali garanzie vincolanti siano state previste per la tutela dei lavoratori prima dell’acquisizione, quali impegni concreti esistano su continuità occupazionale, rinnovi contrattuali e valorizzazione professionale, e come verranno utilizzate le risorse pubbliche.

Le tre sigle sindacali chiedono trasparenza e risultati misurabili per il personale e per il sistema sanitario territoriale, annunciando che continueranno a vigilare e a mobilitarsi affinché il San Camillo non diventi, secondo loro, “l’ennesimo esempio di investimenti nei muri a scapito delle persone”.

Il comunicato integrale

FP CGIL, CISL FP e UIL FPL esprimono profonda preoccupazione di fronte alle scelte dell’Autonomia provinciale che, ancora una volta, dimostrano di privilegiare la tutela del patrimonio immobiliare rispetto alla tutela del lavoro e della dignità professionale di chi ogni giorno garantisce servizi essenziali alla collettività.

L’acquisto delle mura del San Camillo con risorse pubbliche viene presentato come un’operazione di salvaguardia strategica, ma nei fatti si traduce in un intervento che protegge esclusivamente la proprietà, lasciando irrisolti i problemi strutturali, gestionali e occupazionali che da anni affliggono la struttura. I lavoratori e le lavoratrici restano così prigionieri di una crisi senza fine, fatta di incertezze, promesse mancate e assenza di una visione complessiva.

Blindare le strutture senza accompagnare questa scelta con un piano sanitario e occupazionale credibile non rappresenta una soluzione, ma un semplice palliativo. È inaccettabile che, a fronte di investimenti milionari nel cemento, si continui a ignorare l’emblema di questa crisi: da anni senza rinnovo contrattuale, salari erosi dall’inflazione, organici sotto pressione e carichi di lavoro sempre più pesanti. La sicurezza degli edifici non può essere separata dalla sicurezza del lavoro e dalla stabilità di chi vi opera.

Alberto Bellini, Giuseppe Pallanch e Giuseppe Varagone denunciano una politica che rischia di ridurre le istituzioni a una mera agenzia immobiliare, incapace di assumersi la responsabilità di garantire un futuro al San Camillo e alle professionalità che lo rendono vivo ogni giorno. In questo contesto, la dignità di chi cura, assiste e lavora nella struttura continua a scivolare pericolosamente verso il baratro dell’abbandono e della precarietà.

Rivolgiamo quindi una richiesta chiara e diretta alla Provincia: quali garanzie reali e vincolanti sono state pretese a tutela dei lavoratori e dei loro salari prima di procedere all’acquisizione della struttura? Quali impegni concreti sono stati assunti per assicurare la continuità occupazionale, il rinnovo contrattuale, la valorizzazione professionale e la qualità dei servizi erogati ai cittadini?

Chiediamo inoltre massima trasparenza sull’utilizzo delle risorse pubbliche: dove finiranno i soldi destinati all’acquisizione del San Camillo? Quali benefici tangibili produrranno per il personale e per il sistema sanitario territoriale? Non è accettabile che ingenti fondi vengano impegnati senza un ritorno chiaro in termini di diritti, salari, condizioni di lavoro e qualità dell’assistenza.

Non servono silenzi, rinvii o dichiarazioni di principio. Servono certezze sul domani, un progetto serio e condiviso e un cambio di rotta che rimetta al centro il lavoro. La salvaguardia del patrimonio pubblico non può e non deve avvenire a scapito dei diritti di chi opera quotidianamente sul campo e garantisce, con professionalità e sacrificio, la salute pubblica.