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TRENTO. Una nuova Rsa privata da 65 posti letto ad Arco, autorizzata dalla Provincia in appena 29 giorni, mentre le strutture pubbliche erano ancora impegnate a comunicare le proprie disponibilità. È il caso sollevato dalla consigliera provinciale Francesca Parolari, che accusa la Giunta di aver riservato una corsia preferenziale al settore privato nella gestione dell’assistenza agli anziani, a discapito delle Aziende pubbliche di servizi alla persona.
La polemica si inserisce nel dibattito sull’attivazione di 133 nuovi posti letto nelle Rsa trentine, individuati attraverso una ricognizione condotta da Upipa. Un incremento sul quale i sindacati FP Cgil, Cisl FP e Uil FP hanno già espresso preoccupazione per la carenza di personale e il possibile aumento dei carichi di lavoro.
Secondo Parolari, accanto alle criticità denunciate dalle organizzazioni sindacali emergerebbe una questione politica e amministrativa legata alla velocità con cui la Provincia ha esaminato la richiesta presentata dalla cooperativa sociale S.T. Gestioni per la realizzazione di una nuova struttura privata ad Arco.
La consigliera ricostruisce nel dettaglio le tempistiche dell’iter autorizzativo. La domanda della società è stata protocollata il 2 luglio 2026. Il successivo 29 luglio, appena 27 giorni dopo, il Servizio provinciale politiche sanitarie e per la non autosufficienza ha espresso parere favorevole sulla compatibilità territoriale e sul fabbisogno. Infine, il 31 luglio 2026, il dirigente generale ha firmato la determinazione numero 8369, autorizzando la costruzione attraverso l’acquisizione dell’immobile.
Un procedimento che Parolari definisce «fulmineo», soprattutto considerando che, nello stesso periodo, la Provincia stava ancora raccogliendo le disponibilità delle Rsa pubbliche. Le richieste formali delle strutture, sottolinea la consigliera, sarebbero infatti arrivate fino alla fine di settembre.
Al centro della contestazione c’è proprio la valutazione del fabbisogno complessivo. Secondo quanto riportato dalla consigliera, gli uffici provinciali hanno ritenuto la richiesta della cooperativa coerente con la deliberazione della Giunta numero 293 del 27 febbraio 2026, attestandone la compatibilità rispetto alle necessità assistenziali e alla distribuzione territoriale delle strutture.
«Come abbia potuto il Servizio attestare tale compatibilità e coerenza con il fabbisogno complessivo resta un autentico mistero», attacca Parolari, sostenendo che la Provincia avrebbe autorizzato i 65 posti privati senza conoscere ancora il numero definitivo di quelli che sarebbero stati messi a disposizione dal sistema pubblico.
La consigliera contesta anche le dichiarazioni dell’assessore provinciale alla Sanità, che ha definito il sistema delle Apsp un «presidio fondamentale e irrinunciabile». Una posizione che, secondo Parolari, sarebbe contraddetta dalle decisioni amministrative assunte dalla Giunta.
«Le parole contrastano platealmente con gli atti: nei fatti, la Giunta provinciale apre le porte e stende tappeti rossi a chi fa business sulla cura degli anziani a tempo di record, lasciando invece le Aziende pubbliche a fare i conti con l’incertezza», afferma la consigliera.
La vicenda riapre così il confronto sul ruolo delle strutture pubbliche e private nell’assistenza agli anziani in Trentino, in un momento in cui l’aumento dei posti letto si accompagna alle difficoltà legate alla disponibilità di personale sanitario e assistenziale. Le contestazioni sulla presunta corsia preferenziale al privato restano, allo stato, valutazioni politiche espresse da Francesca Parolari.


