TRENTO. Quasi 5 mila posti nelle Rsa trentine non bastano, ma aumentare la capacità delle strutture rischia di servire a poco se non ci sarà personale per farle funzionare. Dopo l’allarme lanciato dalla presidente di Upipa Michela Chiogna, intervengono Fenalt e Fp Cgil, che individuano nella carenza di operatori uno dei problemi centrali del sistema. Con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della fragilità degli ospiti, i sindacati chiedono alla Provincia interventi strutturali sulle condizioni di lavoro.

«Il tema dell’invecchiamento della popolazione lo conosciamo da anni, non è certo un problema apparso oggi», afferma Marco Stefani, responsabile Apsp di Fenalt. Il sindacato rivendica di aver lanciato l’allarme già da tempo e sottolinea come costruire nuove strutture o ampliare quelle esistenti non sia sufficiente senza personale. Fenalt denuncia richiami continui in servizio, carichi di lavoro al limite e spostamenti degli operatori tra diverse sedi, tornando a chiedere il buono pasto per tutto il personale delle Apsp, l’aumento dei parametri assistenziali e l’adeguamento delle indennità notturne.

Sulla stessa emergenza interviene la Fp Cgil, secondo cui «la vera emergenza è la fuga del personale». Il sindacato parla di infermieri e Oss esausti, concorsi per le Apsp che vanno deserti e iscrizioni ai percorsi formativi in calo. Critiche anche agli incentivi economici destinati agli iscritti ai corsi di laurea in Infermieristica e ai percorsi Oss in cambio dell’impegno a restare sul territorio: «È come cercare di tappare un buco nella barca con un cerotto». Per la Cgil, infatti, attrarre nuovi operatori non basta se poi le condizioni di lavoro li spingono ad andarsene.

Entrambi i sindacati chiedono quindi un cambio di passo. Fenalt critica l’aumento dei posti attraverso le cosiddette «Rsa leggere» senza un parallelo incremento dei parametri assistenziali, mentre la Fp Cgil invita a superare una gestione incentrata sul solo numero dei posti letto, ricordando che anziani non autosufficienti e persone con Alzheimer richiedono tempo e lavoro di équipe. «Più dignità diamo a chi cura, più qualità garantiamo ai residenti», conclude Stefani. La Cgil sollecita invece l’apertura di un confronto con Provincia e istituzioni per un piano di investimenti capace di rendere nuovamente attrattivo il lavoro nelle strutture.