TRENTO. Sono 133 i posti letto aggiuntivi pronti nelle APSP e RSA del Trentino, a fronte di un incremento potenziale di 250. Ma l’annuncio della disponibilità di nuovi posti nelle strutture per anziani solleva le preoccupazioni dei sindacati, che chiedono alla Provincia di chiarire come intenda garantire l’assistenza ai nuovi ospiti senza aggravare ulteriormente le condizioni di lavoro del personale già in servizio.

A intervenire sono FP Cgil, Cisl FP e Uil FP del Trentino, dopo la risposta dell’assessore provinciale Mario Tonina a un’interrogazione della consigliera Francesca Parolari. Secondo le organizzazioni sindacali, la ricognizione effettuata da Upipa avrebbe individuato le disponibilità strutturali senza accompagnarle a un’adeguata valutazione del fabbisogno di personale.

I 133 posti derivano dalla possibilità di riconvertire spazi destinati all’accoglienza degli anziani, attivare posti già autorizzati ma mai utilizzati e trasformare alcune stanze singole. Una prospettiva che, secondo i sindacati, rischia di tradursi in un ulteriore aggravio per operatori sociosanitari, infermieri e personale assistenziale, già alle prese con turni scoperti, doppi turni e ferie rinviate.

Le organizzazioni ricordano che durante l’estate era stato assicurato che l’aumento dei posti letto non avrebbe comportato conseguenze sul personale. Una garanzia che, alla luce delle informazioni emerse, ritengono non sufficientemente supportata da una programmazione concreta.

«È inaccettabile che si continui a programmare l’offerta socio-sanitaria scaricandone il peso su lavoratrici e lavoratori già allo stremo. Il personale di APSP e RSA ha tenuto in piedi il sistema in questi anni difficili e oggi fatica a trovare ricambio», denunciano FP Cgil, Cisl FP e Uil FP.

Per i sindacati, ogni nuovo posto letto corrisponde a una persona non autosufficiente che necessita di assistenza continuativa, giorno e notte. Senza un piano di assunzioni e risorse economiche specifiche, l’ampliamento dell’offerta potrebbe quindi determinare maggiori carichi di lavoro, stress per gli operatori e un peggioramento della qualità dell’assistenza.

«Prima di aprire nuovi posti, la Provincia deve dire con chiarezza quanti operatori servono, dove li trova e con quali risorse li paga», aggiungono le tre sigle sindacali, chiedendo una programmazione che tenga conto delle effettive esigenze delle singole strutture.

Le richieste rivolte all’assessore Mario Tonina e a Upipa riguardano una verifica puntuale del personale necessario per ciascuna struttura, la revisione dei parametri assistenziali e lo stanziamento di fondi aggiuntivi vincolati alle assunzioni. I sindacati contestano in particolare il modello di assistenza misurata «a minuti», ritenuto inadeguato a rispondere ai bisogni degli anziani e alle condizioni operative del personale.

Cgil, Cisl e Uil chiedono inoltre l’apertura immediata di un confronto con le organizzazioni sindacali, che sostengono di essere state escluse dalle valutazioni effettuate finora. «Le APSP e le RSA si rafforzano investendo su chi ci lavora, non chiedendo ancora di più a chi ha già dato tutto», concludono.