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Ci sono almeno cinque famiglie a Riva che, secondo le “carte”, dovrebbero uscire di casa in elicottero o munirsi di ali come Icaro, per raggiungere la rete stradale “ufficiale” (e per ufficiale intendiamo quella segnata sulle carte di cui sopra) e quindi riassumere le sembianze dei cittadini normali, di quelli, per intenderci, che solitamente usano la macchina, la moto, la bici o il cavallo di san Francesco.
A Riva, infatti, c’è una strada che non c’è. Non è un gioco di parole ma la verità. L’abbiamo percorsa anche noi, in macchina, per raggiungere un amico che poi è uno dei componenti di quelle cinque famiglie che dovrebbero usare l’elicottero, eccetera eccetera. Quindi il problema non dovrebbe sussistere, ed invece non è così. Le carte (sempre quelle!) dicono che abbiamo torto, che abbiamo percorso, insomma, una strada fantasma. Una strada fantasma dotata di numeri civici e persino di un nome: via Grez. E non è, badate bene, la via Grez che porta dal centro cittadino al cimitero, ma una laterale che poi si perde nei campi prima di servire alcune villette.
A questo punto buon senso suggerirebbe che se ha un nome e dei numeri la strada c’è, oltre che in senso materiale anche dal punto di vista legale (si dice così?). E invece no. Il Comune (e chi, altrimenti?) l’ha dotata di un nome, ma si è dimenticato di segnarla sulle proprie mappe che, in materia, costituiscono un testo sacro. Fin qui il problema sarebbe solo di carattere formale. Pensiamo, infatti, che a nessuno di noi interessi molto sapere se la strada con la quale solitamente raggiunge la propria abitazione ha l’imprimatur del Comune o no. È sufficiente poterla percorrere, senza che nessuno rompa la scatole, e basta. E qui sta il nocciolo della questione.
Pare, infatti, che uno dei 5 abitanti, una signora proprietaria di un villino che sorge lungo la via in questione, si sia ricordata che, all’atto dell’acquisto dell’appezzamento, ha comperato anche la parte di strada che lo taglia in due come terreno agricolo. Per lei, quindi la strada… non c’era. Come non c’è per il Comune. Il quale, però, quando si è visto presentare una domanda di costruzione dalla stessa signora che intendeva trasformare un rustico che sorge di fronte alla propria villetta, ha respinto il progetto perché i suoi tecnici hanno potuto appurare che la vecchia cascina sorgeva… a meno di cinque metri dalla strada.
Logico che trovandosi di fronte a questo non senso la malcapitata cittadina della via fantasma ha puntato i piedi per tutelare i propri interessi e si è rivolta alla pretura. I primi ad essere danneggiati da questo suo, peraltro legittimo, irrigidimento, sono stati i proprietari degli altri terreni e delle altre case servite dalla “strada fantasma” i quali, ovviamente, non hanno accettato che venisse loro proibito l’accesso.
È anche vero – essi affermano – che noi non abbiamo mai fatto una esplicita domanda perché la strada diventasse consorziale, però sono cinquant’anni che vi transitiamo affermando così una servitù che la signora (acquistando il terreno sulla base di una mappa sulla quale la via non c’era) non sapeva di aver acquisito.
La storia non finisce qui. Per ora si è arrivati all’accomodamento di un cancello che si apre alle sette del mattino per essere chiuso alle 21, ma è chiaro che si tratta di una soluzione di ripiego. Il coltello dalla parte del manico, a questo punto, lo dovrebbe prendere il Comune che non può far finta (per sempre) di accorgersi che ha un errore in mappa solo quando gli fa comodo.


