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TRENTO. Una riforma condivisibile negli obiettivi, ma che deve fare i conti con carenza di personale, risorse finanziarie e rischio di nuove complicazioni burocratiche. È il quadro emerso dalle audizioni degli Ordini professionali sanitari davanti alla Quarta Commissione del Consiglio provinciale, presieduta da Maria Bosin, sul disegno di legge dell’assessore Mario Tonina dedicato all’assistenza territoriale e all’integrazione sociosanitaria.
Il direttore generale di Asuit, Antonio Ferro, ha illustrato il progetto che prevede sei ambiti territoriali integrati, distretti sociosanitari il cui numero resta da definire e una cartella condivisa tra i servizi. La riorganizzazione farà riferimento anche alle 14 case della comunità, con percorsi personalizzati per anziani fragili e disabili. L’obiettivo è garantire continuità assistenziale e ridurre la burocrazia. Ferro ha indicato marzo come possibile termine per completare la riforma.
Dagli Ordini dei medici e degli infermieri è arrivato un giudizio generalmente positivo, accompagnato dalla richiesta di maggiori risorse e di una reale integrazione tra sanitario e sociale. Gli assistenti sociali temono nuovi compiti senza adeguati riconoscimenti, mentre gli psicologi chiedono l’introduzione della psicologia di base. I tecnici sanitari hanno denunciato la difficoltà di trattenere professionisti, molti dei quali scelgono l’Alto Adige o la libera professione. Per i fisioterapisti, invece, la proposta resta troppo aziendale e poco coraggiosa.
Critiche anche dalla politica. Paolo Zanella considera la legge poco innovativa e teme che produca un semplice affiancamento dei servizi anziché una vera integrazione. Francesca Parolari ha sollevato il rischio che il sociale venga assorbito dalla struttura sanitaria, eventualità esclusa da Tonina. Eleonora Angeli ha chiesto percorsi formativi integrati e maggiore coinvolgimento del terzo settore. Resta aperta soprattutto la questione delle risorse necessarie per rendere operativa la riorganizzazione.


