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TRENTO. Dopo essere stata condannata a risarcire la figlia di una donna affetta da Alzheimer e ricoverata per 10 anni in una struttura della Spes, il direttore della cooperativa sociale manda un ultimatum. «O la Provincia ci rifonde i quasi 200 mila euro che abbiamo già versato dopo aver perso la causa oppure ci vediamo costretti a dimettere immediatamente tutti i pazienti con questa patologia e a non accettarne di nuovi per non vedere dilapidato il nostro patrimonio».
Italo Monfredini va dritto al punto senza troppi giri di parole. I numerosi incontri avuti negli uffici del assessorato alla salute e politiche sociale non hanno finora dato nessun frutto - dice. «La Provincia ha un atteggiamento ambiguo e noi non possiamo più tollerarlo. Tutti i parenti delle persone con Alzheimer che intentano una causa per la questione delle rette sanno già di vincere in partenza. Per questo la Provincia deve decidere al più presto cosa fare. Io adesso devo pensare a tutelare il patrimonio della cooperativa, quindi, ripeto, come mi impongono i miei revisori dei conti, devo rifiutare l'ingresso dei pazienti con questa patologia e dimettere chi è già presente nelle nostre strutture. E non si parla di poche persone. A livello di sistema parliamo di decine e decine di pazienti».
Monfredini spiega che le cause in questi mesi si stanno moltiplicando. «Anche perché - dice - gli studi legali informano i parenti delle sentenze e dei diritti che hanno. Per questo la Provincia non può temporeggiare e non prendere decisioni. Vero che noi siamo stati condannati a pagare, ma è altrettanto vero che offriamo un servizio su mandato della Provincia». In pratica secondo Monfredini è insensato che le Rsa debbano garantire l'elevata assistenza necessaria a un malato di Alzheimer, come oggi accade dopo alcune sentenze, a proprie spese, senza che il Servizio Sanitario copra i costi.Anche Upipa ha una causa in atto con un giudizio vinto e uno perso e poco meno di 10 richieste scritte di parenti che chiedono informazioni sulla questione e di non pagare la retta.
«Noi rispondiamo con una lettera, condivisa con Provincia e Asuit, nella quale spieghiamo che non è che tutti i malati di Alzheimer non devono pagare, ma che ogni situazione è diversa. Dopo la nostra risposta finora nessuno si è fatto più sentire. Sicuramente servirebbe chiarezza sia a livello nazionale che provinciale», dice la presidente Michela Chiogna. Proprio nelle ultime settimane anche all'Azienda sanitaria sono arrivati due atti di citazione in giudizio. Nel caso più recente ad adire alle vie legali davanti al tribunale di Trento è l'amministratore di sostegno di un uomo ricoverato presso una Rsa.
L'amministratore, come negli altri casi, chiede la restituzione delle rette percepite dalla struttura ritenendole inscindibili, in quanto le prestazioni sanitarie erogate sarebbero da considerasi inscindibili rispetto a quelle socio assistenziali, con la conseguente erogazione delle stessa a carico del servizio sanitario, in ragione del fatto che l'ospite della struttura è affetto da morbo di Alzheimer. Spes si è costituita in giudizio contestando la fondatezza dell'atto di citazione e ha chiesto la chiamata in causa di Asiut e Provincia quali terzi a cui la causa è comune. L'ufficio legale di Asiut sottolinea che in queste controversie giudiziarie ogni caso è a sé, che nulla è automatico e che serve un'istruttoria approfondita e una documentazione dettagliata sulla patologia.


