TRENTO. Le rette dei nidi comunali in Trentino continuano a crescere, con aumenti che in alcuni casi avrebbero raggiunto il +20% negli ultimi cinque anni. A denunciarlo è la consigliera del Partito Democratico, Francesca Parolari, che in una interrogazione alla Giunta provinciale parla di un “paradosso”: l’aumento degli stipendi, pensato per compensare l’inflazione, si sarebbe tradotto in un incremento delle tariffe per le famiglie.


Secondo quanto riportato, la causa sarebbe da ricercare nell’indicatore Icef, lo strumento che da oltre un decennio regola il calcolo delle rette in base alla condizione economica familiare. Il reddito di riferimento, fissato a 50.500 euro, non è stato aggiornato dal 2015: «I limiti reddituali sono diventati iniqui e inadeguati – scrive Parolari –. Alla crescita delle retribuzioni la Provincia non ha mai risposto con un adeguamento dei parametri».


La nuova disciplina Icef approvata ad agosto, aggiunge la consigliera, «non solo conferma il vecchio reddito di riferimento, ma elimina anche le deduzioni per lavoro femminile, disabilità e doppio reddito dei genitori». Una decisione che, se non accompagnata da interventi compensativi, rischia di far salire ulteriormente le rette.


Il Partito Democratico chiede inoltre chiarimenti sui dati raccolti da Ispat, secondo cui la maggioranza dei bambini iscritti paga una quota mensile tra 304 e 342 euro. I costi di gestione dei nidi sarebbero invece passati in pochi anni da 11.000 a oltre 14.000 euro per bambino, mentre il contributo provinciale si è fermato a circa 7.500 euro l’anno.


Nell’interrogazione la consigliera domanda infine alla Giunta provinciale di sapere quanti Comuni abbiano mantenuto inalterata la propria politica tariffaria, quale sia la retta media effettiva pagata dalle famiglie e se la Provincia intenda intervenire per sostenere i bilanci comunali di fronte all’aumento dei costi.