TRENTO. La perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni ha colpito anche il Trentino, con effetti che secondo CgilCisl e Uil risultano persino superiori alla media nazionale. A sostenerlo sono i segretari generali Andrea GrosselliMichele Bezzi e Walter Largher, che richiamano i dati diffusi dall’Ispat sull’andamento del costo della vita tra il 2018 e il 2023.

I sindacati evidenziano come la riduzione della capacità di spesa delle famiglie sia stata solo in parte compensata dai tagli fiscali destinati ai redditi più bassi. Al contrario, sottolineano, molti lavoratori con retribuzioni medie hanno subito gli effetti del cosiddetto drenaggio fiscale, che ha aumentato il peso delle imposte nonostante i rinnovi contrattuali.

Particolare preoccupazione desta la recente accelerazione dell’inflazione. In Trentino, nei mesi di aprile e maggio, i prezzi al consumo sono aumentati rispettivamente del 2,1 e del 2,5 per cento. Gli incrementi più significativi riguardano i beni essenziali: il carrello della spesa alimentare registra un aumento del 3,6 per cento, mentre affitti, servizi idrici ed energia segnano un più 5,9 per cento. Numeri che si aggiungono ai rincari accumulati nell’ultimo decennio, con prezzi cresciuti del 34,7 per cento per gli alimentari e del 55 per cento per casa ed energia.

Per questo CgilCisl e Uil chiedono alla Giunta provinciale guidata da Maurizio Fugatti di inserire già nell’assestamento di bilancio misure concrete a sostegno di lavoratori e pensionati. Tra le priorità indicate figurano la revisione dell’Icef, ritenuto penalizzante per le famiglie con due genitori occupati, l’indicizzazione degli strumenti di welfare al costo della vita e nuovi interventi sul fronte abitativo per ampliare l’housing sociale e sostenere chi vive in affitto. Secondo i sindacati, di fronte alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie, i bonus una tantum non rappresentano una risposta efficace.