PHOTO
TRENTO. Mentre in Trentino la maggioranza di centrodestra, che sostiene il presidente Maurizio Fugatti, non si ritrova quasi mai e dopo l'esito negativo del referendum ha visto riacutizzarsi subito le fibrillazioni interne, mostrando anche nuove crepe, in Alto Adige il presidente della Provincia, Arno Kompatscher, questa settimana ha riunito la sua coalizione Svp-centrodestra e nell'occasione si è parlato anche di Regione.A maggio, infatti, si arriva a metà legislatura (due anni e mezzo) e lo Statuto di autonomia prevede un cambio al vertice del consiglio regionale, con le dimissioni del presidente Roberto Paccher (Lega) e del vice Josef Noggler (Svp), che si dovranno invertire i ruoli per rispetto della norma sull'alternanza alla presidenza tra i due gruppi linguistici italiano e tedesco.
Non è prevista, invece, nello Statuto, questa alternanza per il presidente della Regione. Già dai tempi di Dellai e Durnwalder si è introdotta però come prassi la «staffetta» tra i presidenti, che è stata seguita anche nella scorsa legislatura da Kompatscher e Fugatti.L'accordo di inizio legislatura prevede che anche questa volta a metà mandato Fugatti diventi presidente della Regione al posto di Kompatscher.
Quindi quest'ultimo dovrebbe dimettersi. Ma ecco che ora la maggioranza regionale deve fare i conti con problemi politici interni alla coalizione che non c'erano all'inizio.Fratelli d'Italia, infatti, in Trentino ha perso tre consiglieri su cinque e uno di questi era l'assessore regionale Carlo Daldoss, che è passato alla Civica di Mattia Gottardi. Morale, ora FdI non è rappresentata in Giunta e intende rivendicare il suo spazio forte anche del fatto che in Regione conta quattro consiglieri (con i due altoatesini), che sono decisivi per la tenuta della maggioranza regionale.Nella riunione della maggioranza altoatesina, di cui fa parte anche Fratelli d'Italia, il presidente Kompatscher avrebbe sottolineato che se ci sono accordi da ricontrattare sulla giunta regionale questa è tutta una questione interna alla maggioranza trentina e per quanto lo riguarda lui è disponibile a non dimettersi subito a maggio e a restare qualche altro mese se questo tempo dovesse servire per definire un nuovo accordo.
In Trentino c'è però chi pensa che se Fratelli d'Italia dovesse metterla giù dura nel voler entrare a tutti i costi in giunta regionale con un assessore o addirittura con la presidenza al posto di Fugatti (in questo caso la poltrona andrebbe a Francesca Gerosa) si potrebbe rinunciare alla staffetta e lasciare tutto così com'è fino a fine legislatura, pur sapendo che FdI potrebbe far mancare i voti per garantire la maggioranza.
Insomma, si preannuncia un altro braccio di ferro tra Lega e FdI, mentre in Trentino la maggioranza sembra sempre più traballante visto che il presidente Fugatti non sembra poter più contare con certezza su quattro dei 21 voti che esprimono la maggioranza, con il rischio di andare sotto quando meno se lo aspetta. Oltre ai due esponenti di FdI, anche Eleonora Angeli, uscita dalla Lista Fugatti, e Walter Kaswalder, sembrano decisi a muoversi con una libertà che potrebbe diventare insidiosa per lui.Intanto, la sconfitta al referendum rischia di pesare sui vertici locali di FdI. Sul Giornale si riferiva infatti ieri di riflettori puntati da Roma sui vertici locali del partito, Francesca Gerosa e Alessandro Urzì, per le sconfitte alle comunali e l'addio al partito di tre consiglieri provinciali e un deputato.


