TRENTO. Nasce anche in Trentino il comitato della società civile per il No al referendum sulla riforma della giustizia in programma il 22 e 23 marzo. A promuoverlo sono Acli, Anpi, Arci, Cgil e Udu, che in conferenza stampa hanno illustrato le ragioni dell’opposizione. Al centro, la richiesta di una partecipazione consapevole a una consultazione che interviene sulla Costituzione.

Sul metodo e sul merito è intervenuto il presidente delle Acli trentine Walter Nicoletti, che ha richiamato la responsabilità collettiva quando si modifica la Carta. Secondo Walter Nicoletti, la riforma presenta criticità perché proposta dal Governo senza possibilità di modifica parlamentare. Ha espresso inoltre perplessità sulla scelta di mantenere la data del voto nonostante una nuova proposta referendaria sostenuta da oltre 500.000 firme.

Il segretario generale della Cgil Andrea Grosselli ha definito la riforma inadeguata rispetto ai problemi concreti della giustizia italiana. Per Andrea Grosselli non affronta i tempi dei processi né migliora l’efficienza del sistema. Ha sottolineato che le modifiche costituzionali dovrebbero nascere da un’ampia condivisione parlamentare, richiamando lo spirito dell’assemblea costituente. C.L.

Sui rischi per l’autonomia della magistratura si è soffermato Andrea La Malfa, presidente dell' Arci, parlando della necessità di tutelare l’indipendenza di uno dei tre poteri dello Stato. Analoga posizione è stata espressa dal presidente dell’Anpi Mario Cossali, che ha inquadrato la questione in un contesto più ampio. Il rappresentante dell’Udu Diego Cirillo ha infine criticato la mancata previsione del voto per gli studenti fuori sede, definendola una scelta che limita la partecipazione.