TRENTO. Un centinaio di docenti dell’Università di Trento prende pubblicamente posizione contro “Ritorno a Camelot”, il raduno organizzato dal Veneto Fronte Skinheads in programma dal 3 al 6 settembre a Pietramurata, nel comune di Dro. In una lettera aperta pubblicata su UniTrentoMag, i firmatari esprimono la loro «opposizione al razzismo e alle ideologie nazifasciste cui il raduno si richiama».

«Che un’iniziativa di questa natura possa tenersi in Trentino ci riguarda direttamente, come docenti dell’Università di Trento oltre che come cittadine e cittadini di questa Repubblica», scrivono. Al centro della presa di posizione c’è il ruolo stesso dell’università, definita luogo di libera ricerca, formazione e confronto, fondato sul riconoscimento dell’eguale dignità delle persone, sul pluralismo e sul dissenso.

Secondo i firmatari, «razzismo e nazifascismo» negano alla radice proprio le condizioni che rendono possibile la vita universitaria. Rispetto, non discriminazione e antifascismo, sottolineano, sono principi costituzionali e «cardini della convivenza democratica», oltre che valori assunti dall’Università di Trento come fondamento etico della propria presenza sul territorio.

La lettera si chiude rivolgendosi direttamente alle persone prese di mira da quelle ideologie: «Chi studia, lavora e costruisce qui la propria vita è parte a pieno titolo della nostra comunità». Per i docenti, libertà e dignità sono indivisibili e negarle ad alcuni significa metterle in discussione per tutti: «La solidarietà che affermiamo comincia dal rifiuto che qualcuno possa arrogarsi il potere di stabilire chi abbia maggiore o minore titolo a essere uno di noi».