TRENTO. Primo via libera in Trentino alla classificazione iniziale dei territori esposti al rischio radon. Il Consiglio delle autonomie locali ha espresso parere favorevole al provvedimento della Giunta provinciale che, sulla base delle rilevazioni storiche disponibili, individua una prima serie di aree prioritarie. Sono 15 i comuni inseriti in questa categoria, pari al 12% della popolazione provinciale. Altri 36 comuni, dove vive il 56,4% dei trentini, risultano invece non prioritari, mentre nei restanti 115 comuni, che raccolgono il 31,6% della popolazione, sarà necessaria una nuova campagna di misurazione affidata ad APPA.


Il radon è un gas naturale, più pesante dell’aria, che tende ad accumularsi soprattutto nei locali interrati e al piano terra. La sua presenza varia in base alla conformazione geologica del territorio e un’esposizione prolungata può avere effetti nocivi sulla salute. Per questo, nelle zone dove il fenomeno è più marcato, diventa centrale il monitoraggio degli ambienti chiusi e l’adozione di misure di riduzione, anche semplici, come una maggiore aerazione dei locali frequentati a lungo.


Il percorso nasce da un obbligo normativo europeo e nazionale. La direttiva 2013/59/Euratom, recepita in Italia con il decreto legislativo 101 del 2020, impone a Regioni e Province autonome di individuare le cosiddette aree prioritarie entro 24 mesi dall’entrata in vigore del Piano nazionale d’azione per il radon 2023-2032. Nei comuni classificati come prioritari scatteranno obblighi specifici: nei luoghi di lavoro situati in ambienti semisotterranei o al piano terra i datori di lavoro dovranno effettuare il monitoraggio entro 24 mesi; per le abitazioni saranno promosse campagne pubbliche per incentivare misurazioni e interventi; per gli alloggi pubblici dovranno essere avviati programmi dedicati.


“Si tratta dell’avvio di un percorso, che trova fondamento in una direttiva europea, e che ci auguriamo possa portare alla mappatura di tutto il territorio provinciale, potendo contare su adeguate risorse a tal fine”, ha commentato Arianna Fiorio, sindaca di Arco e assessora competente per la materia ambientale.

Nel confronto in Consiglio è emerso anche il tema dei sostegni economici: David Angeli, sindaco di Cavedine, ha chiesto di valutare forme di contribuzione per aiutare gli interventi di riduzione del rischio, soprattutto sugli edifici pubblici delle aree prioritarie. Una posizione condivisa anche da Giulia Robol, sindaca di Rovereto.