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Scoperto il primo caso di rabbia silvestre nel Trentino: una volpe colpita dal morbo è stata abbattuta da un contadino di Samoclevo in valle di Sole, nel giorno della Pasquetta. Il responso degli esami da parte dei tecnici dell’istituto zooprofilattico di Padova è stato tassativo. Si tratta di rabbia silvestre.
La provincia di Trento, assediata ormai da qualche anno dalla malattia contagiosa che colpisce gli animali, ma che può essere trasmessa anche all’uomo, quasi sempre con esito mortale, vede così infranta la cortina di misure cautelative assunte su tutto il confine, specie nelle zone confinanti con l’Alto Adige e la provincia di Brescia. Quasi sicuramente il soggetto malato era stato infettato in val d’Ultimo. Nelle settimane scorse in questa sono state abbattute ben due volpi malate, nel comune di Lana.
Il veterinario di Bolzano dott. Adelio Ruatti, nel confermare l’accaduto, aveva espresso profondo rammarico per la lentezza con cui il ministero della sanità ha proceduto finora nell’esaminare la domanda di autorizzazione a distribuire i bocconi contenenti capsule con del vaccino immunizzante, un farmaco disponibile in Svizzera, dove è stato sperimentato soprattutto nel Canton Grigioni con ampie garanzie di validità. Quasi tutti i paesi europei considerano quale strumento di maggior efficacia, l’abbattimento indiscriminato delle volpi per tenere la popolazione sotto certi indici. I casi di rabbia animale accertati, globalmente, sono stati nel 70 per cento a carico di volpi e nel 20 per cento di animali domestici.
L’esemplare di volpe uccisa a bastonate nel piccolo centro della valle di Sole era stato notato da più persone alla periferia del paese. Aveva perso la sua istintiva indole di selvatico avvicinandosi all’abitato e all’uomo. È questo il segnale più evidente di un soggetto contagiato. La carcassa era stata raccolta dai guardacaccia di zona, e portata d’urgenza a Padova per gli esami di laboratorio. Ieri l’annuncio dei risultati che non ammettono repliche.
È previsto per oggi un sopralluogo del veterinario provinciale e di altri operatori del settore soprattutto per verificare che altri animali, soprattutto domestici, non siano già stati infettati. L’agente patogeno - il virus della rabbia - causa nell’uomo e negli animali una malattia con particolari, dolorosi sintomi, dipendenti da lesioni provocate nel cervello. Il contagio avviene in massima parte attraverso il morso di animali rabidi, ma può avvenire anche con la leccatura e la graffiatura. L’agente patogeno contenuto nella saliva, oltre ad entrare nell’organismo attraverso le ferite e le piccole escoriazioni della pelle, penetra anche attraverso le mucose. Per esempio, con dita sporche si può introdurre il virus rabido nella mucosa oculare.
Nel suo lungo cammino iniziato più di 40 anni fa, l’epidemia della rabbia selvatica ha così definitivamente superato la barriera delle Alpi. A partire dagli anni '40 il morbo si è andato sempre più diffondendo a macchia d’olio lentamente, ma inesorabilmente; dalla Polonia è passata prima in Germania, poi ha raggiunto la Danimarca (1964), l’Austria, il Belgio, il Lussemburgo (1966), la Svizzera nel 1967, la Francia nel 1968, l’Italia nel 1978, con una velocità di marcia che viene stimata intorno ai 40 chilometri all’anno.


