TRENTO. Un mese di lavoro per dare una mano al cugino, con tutti i compensi regolarmente dichiarati, e la richiesta dell’Inps di restituire un’intera annualità di pensione. È quanto accaduto ad Angelo Menapace, pensionato della Val di Non, coinvolto nella vicenda delle penalizzazioni previste per chi, dopo essere andato in pensione con Quota 100, ha svolto attività lavorativa in violazione del divieto di cumulo.

Ora, dopo il recente cambio di orientamento della Corte di Cassazione, la deputata trentina del Partito democratico Sara Ferrari chiede all’Inps di rivedere i provvedimenti adottati e restituire le somme trattenute in eccesso.

Le ultime pronunce della Suprema Corte hanno infatti modificato il precedente orientamento sulla restituzione delle pensioni: secondo quanto riferito dalla parlamentare, chi ha violato il divieto di cumulo non deve più restituire un’intera annualità dell’assegno previdenziale, ma una somma commisurata ai redditi da lavoro effettivamente percepiti.

Una decisione che riporta al centro una questione che negli ultimi anni ha coinvolto pensionati in diverse parti d’Italia. Menapace si è impegnato in prima persona per raccogliere le testimonianze di chi si è trovato nella stessa situazione e portare il problema all’attenzione delle istituzioni.

«Voglio ringraziare Angelo Menapace e tutti quelli che, insieme a lui, non hanno smesso di lottare – dichiara Ferrari –. Senza la loro determinazione questa ingiustizia sarebbe rimasta nel silenzio. Oggi la Corte di Cassazione dà ragione a loro».

La deputata contesta anche l’assenza di un intervento risolutivo da parte del Governo. «È una buona notizia, ma è l’ennesimo problema risolto dalla magistratura e non dal Governo», afferma Ferrari, attribuendo alla norma sul divieto di cumulo introdotta con Quota 100 l’origine della controversia. La parlamentare ricorda che il Pd ha presentato più volte emendamenti alle leggi di bilancio per correggere quella che considera una stortura, senza che le proposte venissero approvate dalla maggioranza.

Per sollecitare una soluzione, Ferrari ha depositato un’interrogazione in Commissione Lavoro alla ministra Marina Calderone. Le richieste sono tre: bloccare le trattenute integrali, riesaminare d’ufficio le posizioni già definite e restituire gli importi prelevati in eccesso. La deputata chiede inoltre che il medesimo criterio venga applicato anche ai pensionati che hanno usufruito di Quota 102 e Quota 103.

«Chi, come Angelo, ha dichiarato fino all’ultimo centesimo ha dimostrato lealtà verso le istituzioni. Ora le istituzioni devono dimostrarla a lui e a tutti gli altri», conclude Ferrari.