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TRENTO. Stipendi troppo bassi, competenze non valorizzate, giovani in fuga. Il mercato del lavoro in Trentino fatica a decollare, e i numeri lo certificano senza sconti: nel 2025, su 189.130 assunzioni previste a livello regionale, il 39% dei posti è rimasto scoperto. La causa, per molti, ha un nome preciso: le paghe.
«Vi posso garantire che io a 63 anni, con 42 anni di esperienza in comparto tecnico, cerco lavoro da 4 anni e non vengo nemmeno considerato — racconta I.B., roveretano — Solo contratti brevi e con stipendi da vergogna: 1.200, 1.300 euro al mese».
L'uomo conosce bene il mercato: dopo aver perso il lavoro qualche anno fa si è rimesso in gioco, moltiplicando i colloqui. E il confronto con il Veneto è impietoso. «Dove apprezzano l'esperienza e riconoscono economicamente le competenze. Dove dovrei trasferirmi, a colloqui fatti».
L'ultimo episodio racconta tutto. I.B. risponde a un annuncio della Villa Maria di Calliano, che cerca un manutentore con esperienza in ambito elettrico, idraulico ed edile, oltre a certificazioni antincendio. Requisiti che lui soddisfa tutti. «Poi chiedo dello stipendio: 1.200 euro al mese. Il loro tecnico, con oltre 20 anni di anzianità, non ha mai superato i 1.600 euro, reperibilità e straordinari inclusi». Dopo essere stato selezionato, viene scartato alla visita medica: «Per un danno all'udito e mancanza di atleticità. In pratica la schiena un po' rigida, a 63 anni».
La storia di I.B. non è un caso isolato. La facilità di mobilità ha cambiato le abitudini dei lavoratori, soprattutto dei più giovani: il 30% dei laureati trentini sceglie l'estero. La meta preferita è la Svizzera, apprezzata per gli elevati standard salariali e la vicinanza geografica, seguita da Germania, Regno Unito, Spagna e Australia. C'è chi parte per un'esperienza temporanea, chi invece non torna più.
La Provincia tenta di correre ai ripari con Mondotrentino, programma che incentiva il rientro di professionisti trentini dall'estero attraverso il rimborso totale o parziale delle spese di viaggio e prima sistemazione, rivolto a figure con alta specializzazione. Ma il nodo più difficile da sciogliere resta un altro: trattenere chi già lavora in Trentino. Con salari inferiori alla media di Veneto e Lombardia e costi di affitti e acquisto casa alle stelle, per chi non ha radici nel territorio i motivi per restare scarseggiano.


