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TRENTO. Ha un titolo di studio elevato, parla un ottimo italiano, vive in Italia da oltre dieci anni e lavora a tempo indeterminato come ingegnere in un’azienda locale. È perfettamente integrato, ha tutti i documenti in regola e contribuisce alla società come qualunque altro cittadino. Eppure, nonostante tutto questo, si trova oggi ad affrontare una delle sfide più difficili della sua vita: trovare una casa adatta per sé e per il proprio figlio disabile.
Il protagonista di questa storia - che chiameremo A. M - è arrivato in Italia più di dieci anni fa per motivi di studio, seguendo vie legali e regolari. Dopo aver completato la sua formazione universitaria, è rimasto nel Paese, lavorando duramente fino ad ottenere una posizione stabile ed un reddito più che dignitoso. Ma nonostante una vita di impegno, sacrifici ed integrazione, si scontra ogni giorno con la realtà amara della discriminazione abitativa.
Una vita tra lavoro e responsabilità familiari
A.M. vive attualmente in un appartamento troppo piccolo per le necessità della sua famiglia. Il figlio, disabile, richiede cure ed attenzioni costanti. L’abitazione, situata in una zona trafficata e rumorosa, non offre né la tranquillità né lo spazio di cui la famiglia avrebbe bisogno. “Cerco solo una casa più grande ed in un quartiere tranquillo ma sembra impossibile”, racconta A.M. “Lavoro, pago le tasse, non chiedo nulla di straordinario. Eppure, ogni volta che provo ad affittare una casa, trovo un muro invisibile.”
Il paradosso del reddito e la burocrazia
Dal punto di vista economico, A.M. guadagna abbastanza per sostenere la propria famiglia, pagare l’affitto e vivere dignitosamente. Tuttavia, proprio per questo motivo, non rientra tra le fasce prioritarie nelle graduatorie pubbliche per l’assegnazione degli appartamenti gestiti dalla Provincia o dal Comune di Trento. “È un paradosso: guadagno troppo per avere diritto all’aiuto pubblico ma troppo poco per affrontare gli affitti esorbitanti del mercato privato” spiega l’ingegnere. Gli alloggi Itea a canone sostenibile sono pochi, mentre la lista d’attesa si allunga ogni anno. “La Provincia si mostra indifferente - dice con amarezza - sembra che non ci sia una strategia concreta per aiutare chi vive queste situazioni”.
Il mercato privato: caro e discriminatorio
Il mercato privato non offre soluzioni migliori. Gli affitti sono altissimi e la disponibilità di appartamenti per famiglie è sempre più scarsa. Molti proprietari preferiscono affittare a studenti o per uso turistico, mentre chi cerca una casa stabile per la propria famiglia viene spesso escluso. Ma la questione più dolorosa è un’altra: il razzismo silenzioso e diffuso. A.M. racconta di aver inviato numerose richieste per appartamenti, senza ricevere mai risposta. “Un giorno ho deciso di fare una prova con un amico italiano. Abbiamo risposto entrambi allo stesso annuncio: io con il mio nome straniero, lui con il suo. Solo lui ha ricevuto risposta”. In un altro episodio, quando ha scritto educatamente ad un proprietario per chiedere informazioni, la prima domanda che ha ricevuto è stata: “Di che nazionalità sei?”. “Non importa se guadagni più di 5.000 euro al mese o se hai un contratto stabile. Appena leggono un nome straniero, la porta si chiude,” spiega A.M., visibilmente deluso.
”Ti senti invisibile - dice A.M. - come se non valessi nulla, anche se fai parte di questa comunità da anni”. Nel frattempo, le istituzioni sembrano ignorare la portata della crisi. Gli interventi pubblici per l’edilizia sociale sono insufficienti e le politiche di controllo sugli affitti turistici restano deboli, aggravando la scarsità di abitazioni per le famiglie residenti.
Un appello alla società ed alle istituzioni
La storia di A.M. non è un caso isolato ma il riflesso di una realtà che tocca molti stranieri regolarmente presenti in Italia: lavoratori onesti, integrati, che contribuiscono all’economia ed alla vita sociale del Paese ma che vengono penalizzati da pregiudizi e da un sistema abitativo in crisi. “Non chiedo favoritismi, solo equità. Se affitto una casa e la pago regolarmente, perché devo essere giudicato dal mio nome o dalla mia nazionalità?” si domanda. Serve un cambio di mentalità ma anche un intervento politico deciso. I proprietari devono essere incoraggiati - o obbligati - a superare la discriminazione, mentre le istituzioni devono aumentare l’offerta di alloggi a canone sostenibile ed introdurre controlli più severi contro gli abusi del mercato privato.


