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Il Roen è diventato un’ossessione. Da anni incombe sui comuni dell’Alta Anaunia, promette e si nega. Subdolamente. E adesso sono tutti stufi. O meglio, sono stufi gli amministratori, mentre sembra che la gente viva in una rassegnata tranquillità che trova supporto in un diffuso benessere. Gli operatori economici mugugnano e tirano avanti, contenti se da un mese e mezzo di stagione estiva ricavano quella quarantina di milioni che non consente voli di fantasia ma neppure tiranneggia il ménage familiare più di tanto.
L’ente locale, si diceva. Pare che la delega sia totale, che niente si muova se non dietro sollecitazioni e spinte che tante volte peraltro rimangono solamente dimostrative, senza alcun seguito nel concreto. Lo sviluppo del Roen: se ne parla da oltre vent’anni come dell’unica via d’uscita, scorciatoia per un lancio turistico che si invidia ad altre valli più coraggiose, più fortunate, più dinamiche. E forse meno rispettose di sé. Perché bisogna pur dire che la valle di Sole - tanto per stare nei paraggi - ha pagato ben cara la voglia di imporsi. Rischi calcolati a livello politico ma sicuramente non a livello di base, dove alla popolazione era balenato il miraggio di uno sviluppo facile e portatore di benefici collettivi.
In Alta Anaunia soltanto all’atavica indecisione, all’amore del quieto vivere e all’incapacità di coalizzarsi è dovuta la possibilità di poter contare oggi su un territorio quasi integro e su un ambiente non deturpato.
Certo è che adesso bisogna pur decidere, una vocazione va individuata e un obiettivo perseguito. «Questo è il momento - dice il sindaco di Sarnonico, Livio Covi che ha idee chiare e il coraggio di esporle senza timori, anche a costo di scontentare chi non è d’accordo con lui - e se non riusciamo a coglierlo possiamo dire di aver perso il treno definitivamente».
Allora non resterà che andarsene, come del resto hanno fatto e fanno soprattutto i giovani, i più preparati, le forze intellettuali che potrebbero portare una ventata di nuovo ma che non trovano spazio per esprimersi. Chi resta? I contadini ma senza grandi campagne, gli albergatori ma spesso con alberghi obsoleti. Qualche professionista per coprire pochi posti a disposizione.
L’alternativa è guardare al futuro e prepararlo adesso, subito. È quello che pensano i sindaci di alcuni comuni che si riuniranno questa sera per affidare a un consulente l’idea di un consorzio che possa prendere iniziative e realizzare quello che finora non è mai stato realizzato. Vale a dire lo sviluppo del Roen. Il discorso ruota intorno a questa montagna raggiunta finora soltanto da un piccolo impianto che sale dalla zona di Ruffré e da una seggiovia che parte dai campi di golf alla Mendola.
Un tempo era più facile, le mele si conservavano a lungo senza bisogno di celle frigorifere e magazzini; le pere spadone maturavano a novembre e durante tutto l'inverno, gli orti di casa erano particolarmente generosi, le campagne e le stalle non andavano ad esaurirsi e si recitava un turismo di tipo familiare, alberghi pochi e molti appartamenti per una villeggiatura a lungo respiro.
Ma i tempi camminano e le esigenze pure. Nessuno è disposto a fermarsi ed è giusto così, ma allora serve un programma e servono volontà e mete precise. Serve qualcuno che prenda l’iniziativa.


