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TRENTO. Con la realizzazione di un Cpr da 25 posti con una spesa a carico della Provincia di quasi 2 milioni di euro "sappiamo per certo, e lo sanno anche i protagonisti di questa decisione, che invece non diminuiranno le presenze sul territorio, ma solo il numero di quelli accolti. Cresceranno quindi i numeri delle persone in strada, senza progetto e senza controllo e questo non produrrà più sicurezza: le persone saranno più marginalizzate, più povere di prospettiva, più disperate, più fragili".
È il pensiero di una delle realtà maggiormente in prima linea sul fronte dell'accoglienza ai migranti e alle persone fragili, il Punto d'incontro di Trento. La struttura, porterà ad un aumento delle persone "che si rivolgeranno al Punto d'incontro e alle strutture di “bassa soglia”, ai servizi specialistici, ai servizi sociali del territorio: crescerà la pressione e la percezione di insicurezza".
"Cpr e riduzione dell'accoglienza sono prospettive che ci preoccupano perché saremo tutti meno sicuri: persone in strada, quartieri e anche noi operatori. Sappiamo però una cosa: che la politica ha grandi responsabilità e grande potere, ma le norme non hanno effetto sulle nostre coscienze: la politica può decidere di ridurre l'accoglienza, ma questo non ci trasformerà in una Comunità meno accogliente. Perché sulla nostra umanità decidiamo solo noi", si legge ancora nella nota.
Poi una fotografia della situazione: "Negli ultimi anni sono cresciute più del doppio le presenze al Punto d'Incontro. Molto spesso sono Richiedenti Asilo che non accedono a percorsi d'Accoglienza e che quindi sono in strada. Attendono in strada anche fino a due anni prima di essere accolti: che succede in questi anni? Di chi si fidano, come fanno a campare dormendo e vivendo in strada? Chi protegge il debole, il ragazzino di 23 anni che vorrebbe davvero imparare una lingua, lavorare, costruire una vita piena? A chi chiedono aiuto?".


