TRENTO. Mille eventi in una sola estate, oltre 20 mila volontari e più di 240 associazioni distribuite sul territorio. Sono i numeri con cui le Pro Loco trentine chiudono una stagione positiva, segnata però anche da una riflessione sempre più attuale: come conciliare la crescita del turismo con la qualità della vita di chi nei paesi vive tutto l'anno.

«È un numero che racconta un mondo del volontariato Pro Loco sano e attivo», sottolinea la presidente della Federazione Trentina Pro Loco Monica Viola. Dietro ai mille appuntamenti organizzati durante i mesi di maggiore affluenza turistica c'è infatti un'attività che prosegue per tutto l'anno e che punta prima di tutto alla cura delle comunità locali. Un impegno particolarmente significativo in una fase caratterizzata da una generale diminuzione della partecipazione al volontariato.

Il bilancio dell'estate diventa così l'occasione per affrontare anche il tema dell'overtourism e del rapporto, non sempre semplice, tra residenti e visitatori. Le immagini delle file sulle Dolomiti rappresentano soltanto la parte più evidente del fenomeno. Anche nei piccoli centri possono nascere tensioni quando le esigenze di chi abita stabilmente un territorio si incrociano con quelle di chi lo frequenta soltanto durante le vacanze.

In questo equilibrio le Pro Loco, con oltre 240 realtà attive in Trentino, assumono un ruolo che va ben oltre l'organizzazione di feste e manifestazioni. Sono soggetti capaci di creare socialità, mantenere vive tradizioni e relazioni e contribuire alla vitalità dei paesi. Un aspetto che ha ricadute anche sul turismo: già nel 2023 il ceo di Trentino Marketing Maurizio Rossini aveva sottolineato come alla base dell'attrattività ci siano paesi «sani e vitali», nei quali siano innanzitutto i residenti a vivere bene.

Turismo e comunità nella maggior parte dei casi possono rafforzarsi a vicenda, condividendo esigenze come servizi, attività commerciali, accessibilità, assistenza e spazi di socialità. Non mancano però situazioni di frizione: un'iniziativa pensata esclusivamente per i residenti può far sentire esclusi gli ospiti, mentre un evento preso d'assalto dai turisti rischia, al contrario, di lasciare fuori proprio chi vive nel paese.

La questione riguarda quindi il significato stesso di accoglienza e appartenenza. Chi visita una località entra in una comunità che possiede abitudini, tradizioni ed equilibri propri. Da qui anche gli interrogativi sulle richieste di chi vorrebbe modificare aspetti caratteristici della vita nei territori di montagna, dal suono delle campane all'odore degli allevamenti fino alla presenza degli animali. La qualità della vita dei residenti, è la riflessione proposta, non può essere interamente subordinata alle aspettative turistiche.

La sfida indicata dalle Pro Loco trentine è dunque superare la contrapposizione tra turista e residente, puntando su una sostenibilità non soltanto ambientale ed economica, ma anche sociale. Chi arriva non può essere considerato soltanto un cliente, così come chi vive nei paesi non può limitarsi a subire gli effetti dei flussi turistici.

Il punto di incontro diventa la responsabilità verso il territorio: di chi ci è nato, di chi ci vive e lavora, di chi lo amministra e anima, ma anche di chi lo visita. Per le Pro Loco significa continuare a organizzare iniziative, ma soprattutto contribuire a mantenere i paesi vivi, abitabili e capaci di creare relazioni, facendo dell'accoglienza uno strumento di condivisione senza perdere l'identità delle comunità. C.L.