TRENTO. Le Acli trentine tornano a denunciare la fragilità crescente del lavoro, anche in occasione della Festa del Lavoro. Le manifestazioni diffuse sul territorio, dal Primiero alla Vallagarina, hanno ribadito un messaggio chiaro: avere un’occupazione non basta più a garantire stabilità economica. Secondo l’indagine Acli-Iref, il lavoro povero sta diventando strutturale e coinvolge anche il ceto medio, con redditi insufficienti nonostante impieghi a tempo pieno.


Il fenomeno si intreccia con la diffusione del lavoro multiplo: circa il 23% dei lavoratori ha più di un datore, ma continua a percepire stipendi inferiori rispetto ai lavoratori stabili, con un divario medio superiore ai 10mila euro annui. A questo si aggiungono i dati Istat che indicano oltre il 10% dei lavoratori tra i 18 e i 64 anni a rischio povertà, con ricadute su salute, accesso alle cure, istruzione e casa.


Durante gli incontri è stato ribadito anche il legame tra lavoro, pace e coesione sociale. Le Acli sostengono un’occupazione di qualità, capace di garantire autonomia e inclusione. Un tema che riguarda anche i giovani: circa 1.100 trentini ogni anno lasciano il territorio non solo per lo stipendio, ma per cercare migliori condizioni professionali e prospettive di crescita.


«Investire in riarmo significa penalizzare i più deboli», ha affermato Walter Nicoletti, presidente delle Acli trentine. «Una tassazione più equa e il contrasto all’evasione potrebbero sostenere i redditi da lavoro. Le risorse oggi destinate agli armamenti potrebbero essere impiegate per sanità, scuola e sicurezza del territorio». Nicoletti è intervenuto alla manifestazione di Fornace, al Pian del Gac, alla presenza dell’arcivescovo Lauro Tisi, sottolineando l’impegno delle Acli per un’economia orientata alla pace e alla dignità del lavoro.