TRENTO. Dall’Alto Adige arriva una grossa novità: la Provincia di Bolzano venerdì sera ha dato il via libera all’abbattimento di un lupo nei comuni di Ultimo e Castelbello-Ciardes. È il terzo prelievo autorizzato di quest’anno, dopo i due a Marebbe. Alla base della decisione vengono indicate le predazioni avvenute negli ultimi mesi in alcune malghe del comune di Ultimo, dove, tra il 15 giugno e l’8 settembre, sono stati registrati complessivamente 22 ovini e 4 caprini morti o dispersi.

Mentre il Trentino guarda con attenzione la situazione, martedì si terrà un incontro tra la Provincia e gli allevatori, come confermato dallo stesso presidente Giacomo Broch che qualche giorno fa (vedi l’Adige di venerdì) aveva manifestato forte preoccupazione per l’aumento delle predazioni di grandi carnivori, definendo la situazione insostenibile. Dal report provinciale di agosto gli avvistamenti di orso sono stati in linea con gli anni precedenti, con l’eccezione del versante su Trento del Monte Bondone, dove si sono concentrati ripetuti avvistamenti di un giovane esemplare. Si sono verificate sei predazioni a carico di bestiame in alpeggio (3 ovini, 2 bovini e un asino).

Molto più critica la situazione dei lupi. Se gli avvistamenti diretti in aree periurbane, agricole o di fondovalle sono stati pochi, in quota, a causa dei ripetuti attacchi a carico di bestiame in alpeggio, il problema è stato di gran lunga maggiore con una media di circa una predazione al giorno.

Tornando sul fronte altoatesino, ieri il dibattito si è acceso con le associazioni per la protezione degli animali come Enpa e Lav, che hanno duramente criticato la scelta del presidente Arno Kompatscher. «Denunciamo il nuovo atto della Provincia di Bolzano, che prosegue sulla strada cruenta e fallimentare dell’uccisione dei lupi a casaccio, solo per dimostrare agli allevatori altoatesini di meritare i loro consensi». Così esordisce nel suo intervento la presidente della sezione di Rovereto dell’Enpa Ivana Sandri, che prosegue: «La politica del fucile non tutela gli animali da reddito e gli allevatori stessi. La via da percorrere è quella della prevenzione. Faremo tutto il possibile per fermare questo abominio che pone Bolzano in totale rotta di collisione con la direttiva europea Habitat».

Un approccio quello bolzanino che trova somiglianze con quello utilizzato in passato anche in Trentino. «È ormai chiaro che anche Bolzano ha adottato il "metodo Fugatti": pubblicare i decreti che condannano a morte i lupi in orari e giornate individuati con il preciso intento di impedire il ricorso al Tar delle associazioni, così da soddisfare le richieste degli allevatori altoatesini, gli unici in tutta Italia che non vogliono utilizzare gli strumenti di prevenzione delle predazioni da lupo», dichiara la Lav.

«Non possiamo più tollerare questo far west istituzionale - dichiara Massimo Vitturi, responsabile Lav Animali selvatici - ci hanno impedito di fare ricorso per salvare i due ultimi lupi condannati a morte da Kompatscher, ma noi stiamo già lavorando per sollevare il caso in Europa».