TRENTO. Più guardie giurate negli ospedali trentini per contrastare le aggressioni al personale sanitario e garantire maggiore sicurezza anche ai pazienti. Il Consiglio provinciale di Trento ha approvato all’unanimità la mozione presentata da Daniele Biada (Fratelli d’Italia), che impegna la Giunta a valutare, d’intesa con Asuit, il progressivo potenziamento dei servizi di vigilanza nelle strutture ospedaliere, con particolare attenzione ai pronto soccorso e ai reparti maggiormente esposti. Un tema sul quale si è registrata una convergenza trasversale, nonostante un acceso confronto politico tra maggioranza e opposizioni.

La proposta punta a verificare se l’attuale dotazione di guardie particolari giurate sia adeguata alle esigenze operative. Il documento richiama anche il progetto sperimentale di videosorveglianza con sistemi di intelligenza artificiale avviato al pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara di Trento, precisando che gli strumenti tecnologici possono contribuire alla prevenzione, ma non sostituire la presenza fisica di personale qualificato.

L’assessore provinciale alla Salute Mario Tonina ha espresso parere positivo. «Credo che sia un tema che interessa tutti i cittadini. Rafforzare le misure di sicurezza e garantire tranquillità alle persone che lavorano nelle strutture sanitarie e ai pazienti è fondamentale». L’assessore ha ricordato le linee di indirizzo per prevenire e gestire gli episodi di violenza, il protocollo sottoscritto nel giugno 2025 tra Provincia e Commissariato del Governo e un successivo provvedimento del settembre dello stesso anno. Quanto alle nuove tecnologie, ha ribadito che devono rappresentare un supporto alla vigilanza: «La differenza la fanno le persone».

Filippo Degasperi (Onda) ha ricordato di aver presentato già un anno e mezzo fa una proposta sullo stesso tema, che prevedeva anche il rafforzamento del posto di polizia al Santa Chiara e una maggiore collaborazione con le forze dell’ordine. Il consigliere ha evidenziato come alcune richieste non fossero state accolte, mentre oggi il problema torna all’attenzione dell’Aula. Ha poi sollevato la questione delle condizioni economiche degli addetti alla vigilanza e al portierato, citando retribuzioni orarie di 6,87 euro. «Quando parliamo di potenziamento dobbiamo parlare anche dei soldi che mettiamo in tasca a queste persone», ha affermato.

Per Paola Demagri (Casa Autonomia.eu), la sicurezza deve riguardare l’intero sistema sanitario provinciale. La consigliera ha ricordato che gli interventi si sono concentrati soprattutto negli ospedali di Trento e Rovereto, mentre non devono essere trascurati i presidi territoriali, i servizi per le dipendenze, i centri di salute mentale, le guardie mediche e il personale sanitario che opera in carcere. «Non ci possono essere unità operative o servizi di serie A e di serie B», ha sottolineato, annunciando il voto favorevole.

Più critico sul piano politico Francesco Valduga (Campobase), che ha contestato la formulazione della mozione, giudicandola poco incisiva. Il consigliere ha parlato di «mozioni a specchio», riferendosi a proposte delle minoranze respinte e successivamente ripresentate dalla maggioranza. Valduga si è chiesto quale sia l’utilità di impegnare la Giunta semplicemente a valutare un ulteriore rafforzamento della sicurezza. «Il modo migliore per ringraziare chi lavora nel sistema sanitario è metterlo nelle condizioni di lavorare bene», ha osservato, confermando comunque il sostegno alla proposta.

Alle critiche ha replicato Daniele Biada, rivendicando il carattere concreto dell’iniziativa. Il consigliere ha spiegato che il personale di vigilanza non rimane sempre in una postazione fissa, ma deve effettuare controlli e percorsi nei reparti. «Se c’è una sola guardia, quando si allontana resta scoperto il presidio e può essere messa a rischio anche la sua stessa sicurezza». Biada ha ricordato inoltre le scoperture ancora presenti in alcune fasce festive e ha respinto l’accusa di voler riproporre iniziative altrui.

Nel dibattito è intervenuta anche Antonella Brunet (Lista Fugatti), secondo la quale la sicurezza negli ospedali è un argomento che riguarda tutti e sul quale è giusto che si impegnino anche i consiglieri di maggioranza.

Alessio Manica (Partito democratico) ha invece rivolto una critica alla Giunta. «Fa un po’ sorridere che, dopo otto anni, un consigliere di maggioranza sia costretto a dire all’assessore: “Potenziami la sicurezza al pronto soccorso”». Secondo Manica, il problema avrebbe dovuto essere affrontato da tempo. Il consigliere ha ricordato le numerose iniziative delle opposizioni sulla sanità, talvolta respinte e successivamente riprese. Pur annunciando il voto favorevole, ha osservato che la mozione rappresenta anche un richiamo politico all’esecutivo provinciale.

Stefania Segnana (Lega) ha ripercorso gli interventi adottati negli ultimi anni, ricordando l’attivazione nel 2023, quando era assessora, del presidio della Polizia di Stato all’ospedale di Rovereto e il protocollo sottoscritto nel giugno 2025. Ha richiamato inoltre la regolamentazione degli accessi dei familiari al pronto soccorso pediatrico e ha raccontato di aver assistito personalmente a un grave episodio di aggressività al Santa Chiara. Per Segnana è necessario garantire la sicurezza non soltanto degli operatori, ma anche degli altri utenti presenti nelle strutture.

Tornando a intervenire, Degasperi ha sostenuto che la nuova mozione rischia addirittura di rappresentare un passo indietro rispetto agli impegni già assunti dal Consiglio provinciale. «Dopo un anno e mezzo torniamo a chiedere di valutare quello che avevamo già chiesto di garantire», ha osservato. Il consigliere ha ricordato che non erano state accolte le richieste relative al potenziamento della presenza della polizia al Santa Chiara e al miglioramento delle condizioni economiche del personale esternalizzato.

Claudio Cia (Misto) ha invitato ad affrontare anche le cause che possono alimentare tensioni e aggressioni. Il consigliere ha richiamato il forte aumento degli accessi ai pronto soccorso rispetto al 2019, sottolineando che le attese prolungate possono favorire situazioni di conflitto. Tra i fattori indicati figurano le difficoltà della medicina generale, l’invecchiamento della popolazione e la pressione dei flussi turistici. Per Cia servono organici sanitari adeguati e una riduzione degli accessi impropri, soprattutto per i casi a bassa priorità che potrebbero trovare risposta nei servizi territoriali.

Nel confronto conclusivo, Biada ha ribadito che l’obiettivo è rafforzare il percorso già avviato dalla Provincia e da Asuit, invitando a non trasformare il dibattito in una polemica politica. Demagri ha precisato che le osservazioni delle opposizioni non erano rivolte personalmente al proponente, ma a una dinamica ricorrente nell’esame delle mozioni. Valduga, tornando sul concetto delle «mozioni a specchio», ha confermato che sul principio della maggiore tutela di operatori e pazienti non esistono divisioni.

Il provvedimento ha quindi ottenuto il voto unanime dell’Aula. La Giunta sarà chiamata a valutare il rafforzamento dei servizi di vigilanza, mentre rimangono aperte le questioni relative alla distribuzione del personale, alle condizioni economiche degli addetti e alla prevenzione delle situazioni di rischio nelle strutture sanitarie del Trentino.