TRENTO. Sono oltre 6.000 le firme raccolte nella provincia di Trento che verranno depositate in Consiglio Provinciale per la proposta di legge provinciale sul “suicidio assistito” elaborata dall’Associazione Luca Coscioni.

La campagna era partita il 14 luglio scorso ed aveva come obiettivo raccogliere 2.500 firme autenticate e certificate di cittadini elettori del Consiglio Provinciale di Trento entro 90 giorni.  Le firme verranno depositate domani, venerdì 3 ottobre, alle ore 11:45 di fronte alla sede della Presidenza del Consiglio della Provincia autonoma di Trento in Via Manci 27. Ci saranno Fabio Valcanover, Flavia Decarli, Damiano Trenti e Giovanna Ceol del Comitato Promotore Liberi Subito Trentino.

La proposta di legge, promossa dall’Associazione Luca Coscioni in tutte le Regioni e nella Provincia Autonoma di Trento, trova fondamento nel contenuto della sentenza “Cappato – DJ Fabo” della Corte costituazionale n.242/19, che ha depenalizzato l’aiuto al suicidio in casi ben determinati.

Il testo prevede che il paziente venga preso in carico da una commissione multidisciplinare permanente che entro venti giorni dovrà verificare la presenza dei requisiti stabiliti dalla Corte attraverso una valutazione clinica e il parere del Comitato Etico.

Una volta completata la verifica, le Regioni, in questo caso la Provincia Autonoma di Trento dovranno garantire, entro sette giorni, il supporto tecnico e farmacologico necessario. L’intero percorso dovrà essere concluso entro un massimo di trenta giorni dalla richiesta. Inoltre, è garantita la gratuità delle prestazioni sanitarie collegate, senza costi aggiuntivi per il richiedente.

L’iniziativa, intanto, ha incassato una adesione per volti versi inattesa, quella del capogruppo della Lega in consiglio provinciale, Mirko Bisesti. Ecco l’intervista formata da Fabrizio Franchi.

Un gesto che spiazza, e costringe a ripensare i confini del dibattito politico in Trentino. Mirko Bisesti, capogruppo della Lega in Consiglio provinciale, ha deciso di mettere la sua firma sul disegno di legge popolare per il fine vita promosso dal Comitato "Liberi Subito" Trentino, vicino all'associazione Luca Coscioni e guidato dall'avvocato Fabio Valcanover. Oggi lo stesso comitato consegnerà al presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini la richiesta, forte di oltre tremila sottoscrizioni.

Tra quelle firme ci sono anche esponenti storici del centrodestra locale, come Maurizio Perego e Claudio Eccher. Ma quella di Bisesti pesa di più: è il volto di punta del partito che guida la coalizione, la Lega, e rompe la narrazione che voleva quel mondo compatto nel respingere ogni apertura sull'eutanasia. «È ora che il Paese compia un passo di civiltà» dice Bisesti, richiamandosi a una riflessione maturata in mesi di confronto e, soprattutto, attraverso un dolore privato: la scomparsa del padre lo scorso anno. Una scelta che non sarà senza conseguenze, ma che il capogruppo rivendica come battaglia di coscienza.

Bisesti: come mai questa scelta?

«Più che di schieramenti di centrodestra o centrosinistra, si deve parlare di una presa di coscienza su un tema sul quale purtroppo nel nostro Paese non siamo assolutamente andati avanti. C'è una condizione, non solo ribadita dalla sentenza 242 della Corte costituzionale che ha stabilito che, per un malato terminale con sofferenze intollerabili, ma capace di decidere liberamente, non è più punibile l'aiuto a suicidarsi. E ci sono famiglie, malati, anche operatori sanitari, che hanno diritto ad avere una cornice giuridica migliore. Nei mesi scorsi ho approfondito molto la questione. Questo Paese deve fare un passo in più e dobbiamo essere grati a chi si è fatto carico di promuovere questa legge. Non può essere una battaglia ascrivibile a un'area o un'altra. Credo che sia importante che anche la Provincia legiferi su questo. Dovrebbe farlo il Parlamento per dare una cornice unitaria dal Brennero a Palermo, ma non è così per motivi che sappiamo. Preferirei che non ci fossero differenze tra cittadini di Trento o di Dolcè o di Ragusa, ma penso che ognuno deve essere chiamato a fare la propria parte, in un dibattito non ideologico. In questi mesi mi sono confrontato con tanti. Ho trovato anche chi ha una posizione più conservatrice, colleghi di partito che saranno contrari, ma io credo che una grande maggioranza che ha vissuto, o vive, questo tipo di problemi, abbia la sensibilità per capire».

È consapevole che apre un problema politico in consiglio provinciale?

«Ripeto che sono questioni soggettive che meritano di essere affrontate e chi fa politica deve affrontare anche cose non belle. L'importante su questo tema è che se ne discuta, si crei consapevolezza».

Insomma, superare lo scontro ideologico sul tema?

«Ne ho già parlato con amici che hanno una posizione diversa. Credo che questo tema debba essere slegato da divisioni tra centrodestra o centrosinistra. Il tema è talmente delicato e complesso che merita molta attenzione. E comunque non sono l'unico, pensate a quello che è successo in Veneto, con il leghista Zaia che ha aperto molto su questo. L'importante è che si apra una grande discussione che possa portare a un miglioramento legislativo e migliori la vita delle famiglie».

Anche perché lei fa capire che non sarebbe un obbligo l'eutanasia, ma un diritto…

«Chiaro. È un passo avanti e non è scellerato perché non si dà meno valore alla vita. Mi auguro che si inneschi un dibattito che parta dalla consapevolezza delle difficoltà. Si pensi al documento della Fondazione Hospice Trentino: testo di assoluto buonsenso di chi quotidianamente assiste i pazienti e le famiglie che arrivano a condizioni terribili».

Lei ha già posto il tema politicamente ai suoi colleghi di partito?

«Formalmente no. Con alcuni consiglieri so che ci sarà una differenziazione, ma credo che ognuno possa ancora dire quello che pensa. Oggettivamente in Lega questi discorsi si fanno da tanto tempo, ci sono più sensibilità. La mia è una posizione personale, non di partito. Altri prenderanno altre posizioni, in un altro verso, ma credo che sia giusto fare questa battaglia».