TRENTO. Alcuni dei 84 braccianti al centro dell’inchiesta sullo sfruttamento nella raccolta dei piccoli frutti si erano già rivolti alla Flai Cgil del Trentino, che li aveva assistiti e aveva presentato denuncia. Lo racconta il segretario generale Juri Frapporti, commentando il sequestro preventivo di 790.514 euro eseguito dalla Guardia di finanza di Trento nei confronti di un imprenditore trentino e di cinque familiari, indiziati di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro e alla truffa. Le responsabilità restano da accertare.

«Diversi lavoratori di una delle aziende coinvolte si erano rivolti già allora al nostro sindacato. Con il supporto del nostro legale, l’avvocato Guarini, avevamo tutelato le persone e sporto denuncia», spiega Frapporti. In quell’occasione i lavoratori avevano anche ottenuto il permesso di soggiorno grazie alla legge 199 del 2016, la norma che contrasta caporalato e sfruttamento lavorativo.

Per il sindacato la notizia «va accolta con favore» perché dimostra l’attenzione di Finanza e magistratura su un fenomeno diventato «reale e tangibile anche in Trentino». Frapporti richiama i dati del settimo Rapporto agromafie e caporalato, presentato il mese scorso: nelle province di Trento e Bolzano sono oltre 6.000 i lavoratori non standard o completamente irregolari impiegati in agricoltura, allevamento e lavorazione e macellazione delle carni. A questi si aggiunge il recente caso che ha coinvolto un’importante azienda trentina del settore vinicolo.

Da qui l’appello a un impegno comune che unisca lavoratori, sindacati e forze dell’ordine alle imprese sane, che in situazioni come questa subiscono una vera e propria concorrenza sleale da parte di chi aggira le regole.