TRENTO. Non basta essere sposato con una cittadina italiana o avere figli minori per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Il Tribunale di Trento, sezione specializzata in materia di immigrazione, ha respinto il ricorso di un quarantenne originario dell'Albania contro il provvedimento del questore che aveva negato il rinnovo del permesso per motivi familiari.

Secondo la giudice Enrica Poli, i numerosi procedimenti penali a carico dell'uomo e una condanna nel frattempo divenuta definitiva delineano una situazione di pericolosità sociale incompatibile con la permanenza sul territorio nazionale. A pesare nella decisione anche il venir meno del requisito della convivenza familiare, considerato che il quarantenne è sottoposto al divieto di avvicinamento alla moglie e ai figli.

I primi guai giudiziari risalgono al 2020, quando era stato condannato a due anni e otto mesi per spaccio di cocaina. In suo possesso erano stati trovati circa mezzo chilo di droga e 3.600 euro in contanti. Nel 2024 era inoltre stato denunciato da una barista per violenza sessuale, con l'applicazione della misura del divieto di avvicinamento alla donna e al luogo di lavoro. Tra le contestazioni figurano numerosi episodi di palpeggiamenti, tentativi di atti sessuali e baci non desiderati.

Lo scorso anno l'uomo era stato anche allontanato dall'abitazione familiare per maltrattamenti in famiglia, con obbligo di indossare il braccialetto elettronico e di mantenersi distante dalla moglie e dai figli. Tra gli episodi riportati negli atti figurano aggressioni verbali e fisiche nei confronti della consorte, compreso uno schiaffo che le avrebbe fatto perdere l'equilibrio e il lancio di una lattina di birra.

Nel procedimento si è costituito il Ministero dell'Interno, che ha evidenziato sia i precedenti penali sia il reddito dichiarato dall'uomo nel 2024, pari a circa 10 mila euro, ritenuto insufficiente al mantenimento del nucleo familiare. L'Avvocatura dello Stato, rappresentata dall'avvocato Gabriele Finelli, ha sostenuto che il comportamento tenuto durante la permanenza in Italia dimostrerebbe una scarsa volontà di integrazione e un persistente mancato rispetto delle leggi.

Richiamando la giurisprudenza della Corte di Cassazione, il Tribunale ha ricordato che il divieto di espulsione previsto per gli stranieri conviventi con coniuge e figli italiani può essere superato in presenza di concrete condizioni di pericolosità sociale. Per questo motivo il ricorso è stato respinto e il mancato rinnovo del permesso di soggiorno confermato.