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TRENTO. Anna ha trascorso quattro notti in strada, dormendo sotto portici e tettoie di Trento, senza riuscire a mangiare e con accanto soltanto il suo piccolo cane bianco. Quarantenne trentina, nata e cresciuta nel capoluogo, ha scelto un nome di fantasia per tutelare la propria identità. Quando alcuni passanti l’hanno notata era ormai stremata, fisicamente e psicologicamente. La segnalazione è arrivata all’associazione animalista Bearsandothers, che si è attivata per aiutarla.
La donna racconta di essere precipitata in una situazione che non avrebbe mai immaginato. Dopo la chiusura dell’attività per cui lavorava, aveva trovato un nuovo impiego stagionale, ma con uno stipendio più basso. «Quel reddito non mi permetteva più di pagare l’affitto», spiega. È arrivato così lo sfratto per morosità e Anna si è ritrovata senza una casa. Con lei è rimasto il suo cane, dal quale non vuole separarsi.
Le prime notti le ha trascorse in piazza Battisti, cercando riparo dalla pioggia sotto i portici. «Non ho dormito per la paura, così come non sono riuscita a toccare cibo. In quei giorni era impossibile cercare lavoro o anche solo ricaricare il cellulare». La situazione è diventata ancora più difficile durante la notte, quando alcune persone avrebbero tentato di importunarla. «Dopo quattro giorni fuori ero distrutta. L’ultimo giorno non riuscivo più a stare in piedi».
A quel punto è intervenuta Bearsandothers, che ha accompagnato Anna ai servizi sociali e si è rivolta alle strutture di accoglienza per donne senza dimora. Qui è emerso però un ostacolo: nelle strutture, anche per la presenza di numerosi ospiti, gli animali non sono ammessi. Anna ha quindi rinunciato al posto letto perché non intende abbandonare il cane che le è rimasto accanto.
La precarietà abitativa ha avuto conseguenze anche sul lavoro. «Ho dovuto abbandonare il mio ultimo posto di lavoro, il cui contratto si sarebbe concluso a settembre, perché senza una casa era impossibile vivere e andare a lavorare». Oggi possiede soltanto un borsone e cerca contemporaneamente una nuova occupazione e una stanza. «Mi basta un buco per stare con il mio cane», racconta.
L’associazione Bearsandothers è riuscita nel frattempo a trovare una sistemazione provvisoria, destinata però a durare poco, e sta contattando alcune aziende per cercare un impiego alla quarantenne. L’obiettivo è evitare che la donna sia costretta a separarsi dal suo animale, che non può lasciare né in canile né in una pensione a pagamento.
L’associazione pone quindi una questione più ampia sul sistema dell’accoglienza in Trentino: «Possibile che nel 2026 non si riesca a trovare una soluzione abitativa temporanea per una donna con il proprio cane? Possibile che l’accoglienza debba avere come condizione la rinuncia a un legame affettivo?». Da qui l’appello a chi possa offrire una sistemazione o un’opportunità lavorativa, permettendo ad Anna di ricominciare senza separarsi dal suo cane.
Il caso si inserisce infine in un fenomeno più ampio. Le donne senza fissa dimora che si rivolgono alle strutture di bassa soglia sono in aumento e negli ultimi anni sono stati segnalati più volte casi di persone rimaste fuori dal sistema di accoglienza senza una soluzione alternativa. Una situazione che continua ad alimentare il dibattito sulla capacità della rete sociale di rispondere alle nuove forme di emergenza abitativa.


