TRENTO. Quanti sono davvero i Comuni trentini che hanno adottato il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (Peba)? E quanti, invece, devono ancora cominciare? È la domanda che arriva a Piazza Dante con un’interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere provinciale Michele Malfer (Campobase), che chiede alla Giunta di fare chiarezza sullo stato di attuazione dei piani e di mettere in campo un’azione di coordinamento a livello provinciale.

Il tema riguarda direttamente l’accessibilità di edifici, spazi e percorsi pubblici. I Peba rappresentano infatti lo strumento con cui gli enti individuano le barriere architettoniche presenti sul territorio e programmano gli interventi necessari per eliminarle. La responsabilità dell’attuazione spetta ai Comuni, ma la Provincia, nell’ambito delle proprie competenze, può svolgere un ruolo di indirizzo, coordinamento e sostegno tecnico e finanziario.

A riaccendere i riflettori sulla situazione è il caso di Dro, finito all’attenzione del Difensore civico nell’ambito del fascicolo numero 167/26. In una nota del 12 giugno scorso, l’amministrazione comunale aveva spiegato che era in corso un’analisi delle esigenze del territorio e che sarebbero state ricercate risorse economiche e di personale per finanziare la predisposizione del piano attraverso la programmazione triennale dei lavori pubblici.

Nella stessa comunicazione era però contenuto un dato che ora Malfer chiede alla Provincia di verificare: su oltre 160 Comuni trentini, soltanto una ventina avrebbe adottato il Peba oppure ne avrebbe avviato la predisposizione.

Se confermato, sarebbe un quadro che evidenzierebbe un ritardo significativo e non riconducibile soltanto a singole amministrazioni. Da qui la richiesta di costruire un quadro provinciale aggiornato e omogeneo, con dati distinti per ciascun Comune e facilmente consultabili.

La vicenda di Dro è stata seguita anche dall’associazione Più Democrazia in Trentino, che nei mesi scorsi ha avanzato diverse proposte. Tra queste, proprio un censimento generale dello stato di adozione dei Peba e delle principali barriere presenti sul territorio, ma anche l'istituzione di tavoli interistituzionali tra Provincia, enti locali e rappresentanti delle persone con disabilità.

L’associazione ha inoltre proposto di introdurre strumenti stabili di incentivo e finanziamento per sostenere i Comuni, con particolare attenzione a quelli di dimensioni medio-piccole, spesso alle prese con risorse economiche e personale tecnico limitati. Un altro punto riguarda la possibilità di favorire forme di collaborazione e gestione associata, anche attraverso le Comunità, per ridurre costi e difficoltà operative.

Nel caso di Dro, però, il percorso ha incontrato anche un passaggio politico. Il 6 agosto il Consiglio comunale ha respinto una mozione che impegnava la Giunta ad avviare la predisposizione del Peba, creare un gruppo di lavoro, attivare un percorso partecipato e riferire periodicamente al Consiglio. La mozione prevedeva inoltre la richiesta alla Provincia di strumenti tecnici e finanziari.

Un esito che l’associazione ha successivamente segnalato, con una nota del 20 agosto, chiedendo di chiarire la possibile distanza tra quanto comunicato dall’amministrazione comunale a giugno e quanto successivamente deciso dal Consiglio.

Ora la questione arriva in Provincia. Nell’interrogazione Malfer chiede innanzitutto quanti Comuni abbiano già adottato un Peba, quanti lo stiano predisponendo e quanti non abbiano ancora avviato l’iter. Ma non solo.

Il consigliere vuole sapere se Piazza Dante intenda promuovere un censimento provinciale delle barriere architettoniche, quali siano le richieste eventualmente arrivate dal Consiglio delle autonomie locali e quali strumenti di sostegno siano oggi disponibili per i Comuni.

Sul tavolo c’è anche la possibilità di predisporre linee guida provinciali, schemi di capitolato, banche dati e supporti specialistici condivisi, oltre a favorire forme di gestione associata per aiutare gli enti che dispongono di meno personale e competenze tecniche.

Infine, Malfer chiede alla Giunta quali iniziative intenda assumere e con quale cronoprogramma, affinché l’attuazione dei Peba non si limiti alla predisposizione dei piani, ma venga collegata concretamente alla programmazione dei lavori pubblici, con obiettivi verificabili e una periodica rendicontazione a livello provinciale.

La prima risposta attesa, dunque, è soprattutto numerica: quanti sono oggi i Comuni trentini che hanno fatto il passo verso un territorio realmente accessibile? Il dato citato nella documentazione di Dro parla di circa una ventina su oltre 160. Ora spetta alla Provincia verificare quella fotografia e, eventualmente, spiegare come intenda colmare il divario.