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TRENTO. "Da informazioni ufficiose ma attendibili risulterebbe che negli ultimi anni, almeno nell'ultimo quinquennio, le rette per la frequenza nei nidi comunali in Trentino abbiano registrato un progressivo incremento e ciò sia avvenuto nonostante la stragrande maggioranza dei Comuni trentini abbiano tenuto invariata la propria politica tariffaria. Nonostante, quindi, i minimi e i massimi dell'algoritmo usato per il calcolo delle rette dei nidi siano rimasti fermi, queste sarebbero lievitate fino ad un +20%".
Lo scrive in una interrogazione la consigliera provinciale del Pd del Trentino, Francesca Parolari. La ragione di ciò è presto detta. Le rette dei nidi comunali sono calcolate da ben più di un decennio attraverso l'indicatore ICEF che tiene conto della condizione economica di coloro che richiedono agevolazioni pubbliche. Sono presi a riferimento, quindi, i dati reddituali e patrimoniali dei componenti del nucleo familiare e una serie di altri parametri fra i quali il patrimonio finanziario ed immobiliare con le relative franchigie. Il reddito di riferimento per il calcolo del reddito e del patrimonio normalizzati impiegato in questo procedimento è sostanzialmente invariato dal 2015 e corrisponde a 50.500 euro.
E' di tutta evidenza che i rinnovi contrattuali che si sono succeduti negli ultimi anni, con la finalità di recuperare la perdita del potere d'acquisto delle famiglie causata dall'inflazione, hanno generato un incremento delle retribuzioni che, nonostante non sia stato tale da permettere il recupero integrale del potere d'acquisto, è stato comunque significativo. Alla luce di questi incrementi i limiti reddituali utilizzati dall'algoritmo, non essendo stati indicizzati, sono risultati totalmente inadeguati e iniqui. Infatti, all'aumento delle retribuzioni la Provincia non ha mai voluto corrispondere, parallelamente, con l'aggiornamento del parametro reddituale sopra citato. Da qui la conseguenza - davvero paradossale - che all'incremento degli stipendi è corrisposto l'aumento delle rette del nido e l'aumento delle tariffe degli altri servizi educativi. Una famiglia con figli ha visto, così, in gran parte assorbito e neutralizzato l'aumento salariale. Un vero e proprio paradosso verso cui la Giunta ha sempre fatto orecchie da mercante", si legge ancora nella nota.


