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TRENTO. Aveva appena 17 anni Matteo Lorenzi, giovane promessa del ciclismo trentino, quando con la sua bici si schiantò contro un furgone che aveva invaso la carreggiata uscendo da una strada laterale. L'incidente accadde in località Sille a Civezzano, nel maggio 2024. Il conducente del mezzo, un 57enne ambulante residente nel Feltrino, ha patteggiato una pena inferiore a due anni, con la sospensione condizionale.
Si è dunque chiuso il fronte penale di una dolorosissima vicenda, mentre rimane aperto il procedimento civile per quanto riguarda il risarcimento. In aula l'imputato, accusato di omicidio stradale, non era presente: davanti al giudice Marco Tamburrino c'era il suo legale, l'avvocato Ferdinando Coppa. La famiglia della vittima non si è costituita parte civile. La richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura risale allo scorso gennaio.
Sulla dinamica dell'incidente, ricostruita dai carabinieri del radiomobile di Trento, c'erano pochi dubbi perché la vittima stava percorrendo la strada provinciale 83 in maniera corretta, tenendo la destra, ed indossava regolarmente il caschetto. Era il pomeriggio del 9 maggio 2024. Matteo Lorenzi, atleta della squadra Juniores della Montecorona, stava scendendo da Fornace, dove abitava, verso Civezzano per raggiungere il centro commerciale Europa e unirsi ai suoi compagni per l'allenamento.
La tragedia si era verificata lungo il rettilineo in località Sille che porta verso lo svincolo della Valsugana: da una strada laterale era sbucato un furgone, paratosi davanti alla bici come un muro. Impossibile per il giovane ciclista evitare l'impatto, che era stato violentissimo. Nonostante fossero stati chiamati subito i soccorsi, per il diciassettenne non c'era stato più nulla da fare.
Disperato e sotto shock il conducente del mezzo, sentito dai carabinieri nell'immediatezza dell'accaduto. Il giorno del funerale a Fornace era stato proclamato il lutto cittadino. «Matteo era un ragazzo perfetto. Appassionato, educato, impegnato» è il ricordo della famiglia, di mamma Erica, di papà Luca, dal quale aveva ereditato la passione per la bici e per la montagna, del fratello minore Alessio.
«Quando si va in auto - evidenzia papà Luca - bisogna sempre pensare che si ha un'arma carica, pronta a esplodere un colpo che uccide una persona, ma anche tutta la sua famiglia».
L'appello è alla prudenza. «Serve una maggior sensibilizzazione, iniziando dalle scuole dell'infanzia - prosegue Luca Lorenzi - Anche i controlli vanno incrementati, contro l'alcol e la velocità. Ma ciò che non può mancare, quando si è alla guida, è la concentrazione».


