Quattromila e forse più contadini sono scesi ieri mattina a Trento a manifestare dinnanzi al Commissariato del Governo per la pesante situazione nella quale molte vallate si trovano, a causa della stasi permanente del mercato delle patate. Il Trentino, come è noto, è la provincia maggior produttrice di tuberi: il 10 per cento dell'intera produzione nazionale. La coltura ha raggiunto una specializzazione invidiabile e, per il passato, le nostre patate da seme, pregiatlssime, venivano collocate con buon profitto in Italia e all'estero.

Quest'anno l'intero raccolto, o quasi, giace nei magazzini e nelle cantine: 700 mila quintali di cui 100 mila da seme. È si teme ormai la minaccia di un mancato reddito dell'annata agraria 1963, la quale già è stata ed è appesantita da varie altre situazioni esterne e interne. La manifestazione di ieri, promossa dall'Unione contadini, si proponeva di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e delle autorità, ivi comprese, naturalmente, quelle governative, sul problema che sta diventando drammatico e che coinvolge alcune migliaia di aziende agricole trentine. La manifestazione è stata vivace, ha avuto dei momenti di tensione; ma non è esplosa in atti inconsulti.

E ciò per lo spirito di misura dei nostri contadini, almeno della maggioranza. Se eccessi ci sono stati, essi sono stati provocati, meglio sobillati, da qualche gruppo di agitatori, infiltratisi fra le file dei contadini e che i contadini stessi hanno chiamato, a manifestazione conclusa, « teddy-boys ». Non sappiamo la consistenza di queste « quinte colonne »; che esse siano state fatte affluire per dare una tinta politica alla manifestazione, molti l'hanno visto e capito.

E hanno capito che a questa gente (agli agitatori) non interessava punto la franca discussione di un gravissimo problema; ma la confusione, il disordine, l'anarchia del dibattito. Mosse le acque, i portatori di tempesta se la sono squagliata; lasciando l'impressione che lo scopo era stato in parte raggiunto.

Ecco dunque l'espressione di un agricoltore della valle di Non: «Valgano più cinque di quella gente, che mille dei nostri »! Ma cosa si è ottenuto con la motivata riunione di ieri? Molte parole, molte grida, molti fischi. E' apparsa evidente l'esasperazione dei contadini, la loro esplosione di protesta dinanzi a uno stato di cose che non va, dinanzi ai pubblici esponenti, anche a quelli governativi. Comunque, crediamo, qualcosa si è ottenuto: bastasse solo la ferma, soprattutto chiassosa, protesta. Ora la gente sa che le patate del 1963 sono invendute, anche se in verità non si sono suggeriti i modi per collocarle.